Riceviamo e pupplichiamo
“Ancora una volta. Una volta di troppo.
Una volta di troppo perché appare come un gesto crudele, inferto nei confronti di una comunità già ferita, morente.
La città si sveglia ancora una volta con una notizia che domina l’apertura della giornata: roboante quanto tetra e, purtroppo, ripetitiva. Caltanissetta torna a essere raccontata come teatro di malaffare, epicentro di un coacervo di interessi criminali.
Dobbiamo dirlo, perché il crimine non è soltanto quello che si manifesta con un’arma fumante impugnata e una coppola in testa, come spesso ci raccontano i colossal cinematografici.
L’arma che oggi viene imbracciata è la supponente onnipotenza di chi crede di poter utilizzare la cosa pubblica come, quando e a beneficio di chi ritiene opportuno.
Non possiamo e non dobbiamo abituarci a questi avvenimenti. Non possiamo permetterci di pensare, né di raccontarci, che «tanto è sempre stato così e sempre sarà così».
Siamo davvero pronti a costruire un nuovo palcoscenico? Siamo davvero pronti a mettere in scena un’opera chiamata “Noi”?
Sono alcune delle domande alle quali dobbiamo necessariamente dare una risposta, affinché si possa iniziare — e continuare — a sanare questa ulcera della società, alla quale rischiamo pericolosamente di assuefarci.
Scrivo queste righe con il semplice intento di dire la mia, senza la pretesa di affermare qualcosa di particolarmente interessante. Lo faccio perché credo sia necessario partecipare, in qualunque modo.
L’unica certezza che ho è che il mio intento sia orientato a svegliare, se non altri, almeno me stesso da un torpore profondo.
Mi sembra che stia suonando la campanella della ricreazione: una sveglia che segna l’ora dell’appuntamento più importante, quello con noi stessi. Un appuntamento nel quale non c’è spazio per la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno:
“C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto.
Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno.
Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno non lo avrebbe fatto.
Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare.
Forse è arrivato il momento di interrompere questa storia e di scriverne una diversa. Una storia nella quale ciascuno di noi scelga di esserci.”
Marco Fasciana – Cittadino Medio Nisseno”
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