C’eravamo lasciati il 21 maggio scorso con i sorrisi di rito, i tagli del nastro e i fiumi di parole di sindaco e assessori sulla “nuova gemma verde della città”. Stamattina siamo andati a visitarlo (rigorosamente a piedi) per vedere come va. Tra piste ciclabili deserte ed erba tagliata e abbandonata, qualcosa si è già rotto.
Quattro giorni. Tanto è bastato per far sbiadire la vernice fresca dei proclami e far scontrare i cittadini con la dura realtà.
Il nuovo Parco Rosario Assunto, inaugurato in pompa magna lo scorso giovedì 21 maggio alla presenza di sindaco, assessori e favore di telecamere, doveva essere il fiore all’occhiello della vivibilità urbana.
Stamattina siamo andati a fare una passeggiata tra i suoi vialetti, rigorosamente a piedi, lasciando a casa la bicicletta, per vedere con i nostri occhi lo stato dell’opera.
Appena varcata la soglia, l’impatto iniziale offre spunti interessanti.
La prima cosa che si nota sono le corsie ciclabili, progettate con un andamento variabile, una scelta tecnica indubbiamente azzeccata che consente un esercizio fisico più efficace per chi decide di percorrerle.
Nota di merito anche per la segnaletica orizzontale delle corsie stesse, chiara nel separare gli spazi riservati ai pedoni da quelli dei ciclisti, così come per il piazzale antistante adibito a parcheggio, dotato di un’apprezzabile segnaletica.
I problemi, però, iniziano non appena lo sguardo si abbassa sui dettagli del verde, le piantine messe a dimora sembrano quasi attendere pazientemente il trascorrere degli anni, decisamente troppo piccole per appartenere a un parco degno di questo nome, e sono tristemente circondate dalle erbacce che sono sì state tagliate, ma lasciate sul posto a ingiallire, con annessi rischi.
Se le parole pronunciate dalle autorità durante il taglio del nastro dipingevano un parco moderno e a misura di cittadino, la gestione pratica si è già scontrata con il primo, grande paradosso, i servizi igienici chiusi a chiave.
Una scelta che sarebbe persino accettabile se nei paraggi ci fosse un custode o un incaricato a cui poter chiedere le chiavi. Pur comprendendo il comprensibile timore dell’amministrazione che i bagni, se lasciati costantemente disponibili, possano perdere rapidamente le condizioni di pulizia e di igiene a causa di incivili, non si capisce che senso abbia realizzare una struttura del genere se poi dev’essere inutilizzabile.
A cosa servono i servizi se sono sbarrati?…che tra le altre cose, qualora fossero aperti, sarebbero gli unici in città.
Il secondo cortocircuito riguarda proprio l’assenza di assistenza.
Davanti alle porte chiuse dei bagni, abbiamo cercato qualcuno a cui rivolgersi per chiedere spiegazioni o segnalare il problema, ma il risultato è stato un desolante zero assoluto.
Nessun custode o personale di servizio a cui fare riferimento in caso di necessità o emergenza e nessun punto informativo o operatore presente all’interno dell’area.
Il parco, stamattina, si presentava come un’opera abbandonata a se stessa, anche se c’era qualche famiglia con bambini.
Un copione purtroppo già visto, si investono risorse per costruire e inaugurare, ma ci si dimentica che i parchi vanno gestiti giorno dopo giorno.
Eppure, le premesse erano ben diverse.
Solo pochi giorni fa, il sindaco si era spinto usando parole quasi poetiche, dichiarando con orgoglio: “Invitiamo tutti a partecipare con noi a questa importante giornata. Proprio come teorizzava il filosofo nisseno al quale è stato intitolato il parco, la natura è libertà, bellezza, introspezione e stimolo verso una dimensione di armonia e di equilibrio. Uno spazio che da giovedì verrà, finalmente, restituito ai cittadini”.
Parole nobili, che richiamano il pensiero di Rosario Assunto e la sua idea di paesaggio.
Ma stamattina, di quell’armonia teorizzata dal sindaco, è rimasto ben poco.
Se la natura è “libertà”, la gestione dei servizi sembra essere piuttosto una “gabbia”, specialmente se i bisogni più elementari dei cittadini si scontrano con una porta sbarrata.
La “restituzione dello spazio” è avvenuta solo a metà, i cancelli sono aperti, le piste ciclabili sono pronte, ma i servizi essenziali sono sotto chiave e l’area è priva di presidio.
Ci auguriamo vivamente che al nuovo parco vengano riservate, d’ora in avanti, le dovute attenzioni e che non si trasformi nell’ennesima opera pubblica nata per essere immediatamente abbandonata.
Caro sindaco e assessori nastri si tagliano in un giorno, ma l’efficienza si dimostra quotidianamente. “Piscina Docet”
E qui c’è già più di qualcosa da sistemare. A Maiora

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