Nello mondo della politica, essere oggetto di duri attacchi è una costante quasi inevitabile
Che si tratti di accuse più o meno fondate, il politico di turno si trova immediatamente di fronte a un bivio cruciale che può incidere sulla sua credibilitàe su suo futuro.
Replicare all’attacco o scegliere il silenzio?
Ognuna di queste due opzioni non è mai neutra, è una strategia calcolata con conseguenze ben precise, o l’una o l’altra, non c’è via di mezzo.
Scegliere di replicare significa impegnarsi in una difesa attiva e rischiare talvolta un contrattacco.
La risposta immediata permette al politico di contestare direttamente la versione dell’accusatore, impedendo che quanto contestato si consolidi nell’opinione pubblica.
Se l’attacco si ritiene è basato su mezze verità, una replica tempestiva e ben argomentata può smontare l’accusa sul nascere, trasformandosi in un modo per dimostrare forza, trasparenza e rispetto verso gli elettori, ai quali si offre una spiegazione chiara e diretta.
Certo il rischio principale della replica è anche l’amplificare l’accusa, rispondendo infatti, il politico spesso finisce per dare ulteriore visibilità e legittimità all’attacco iniziale subito.
Inoltre si può rischiare di fare il gioco dell’avversario, se infatti la replica è mal gestita o troppo emotiva, peggiorando la situazione e facendo percepire nervosismo o senso di colpa.
Attenzione però, il silenzio non è rassegnazione, ma spesso è una scelta strategica volta a minimizzare il danno.
Ignorare un attacco, soprattutto se percepito come futile o eccessivo può essere la tattica migliore per lasciarlo “decantare”, per mancanza di ossigeno mediatico, sperando che la notizia perda rapidamente di interesse, venendo sostituita da altri eventi.
Questo approccio preserva anche l’immagine del politico come una figura che “viaggia alto”, concentrato come è sui problemi reali piuttosto che sulle inutili liti strumentali.
Il grande pericolo del silenzio però è che, agli occhi di alcuni elettori o media, non tutti ovviamente, l’assenza di una negazione venga interpretata come una tacita ammissione di colpa e il vuoto lasciato dalla non risposta viene riempito dalla versione dell’attaccante, alimentando conferme.
Quando un politico tace, le motivazioni che le persone si fanno sono principalmente due, entrambe dannose per la sua immagine.
La prima aver avvertito il colpo, in questo caso i cittadini possono dedurre che il politico abbia effettivamente qualcosa da nascondere e che abbia taciuto per timore che, rispondendo, potessero emergere ulteriori elementi compromettenti e il silenzio viene percepito come un tentativo di contenere il danno già verificatosi.
Oppure, il silenzio può essere letto come un atto di arroganza politica, come se il politico considerasse l’attacco e le preoccupazioni che ne derivano come non degne di una sua attenzione o risposta.
Un prolungato mutismo su questioni gravi erode comunque la fiducia, facendo percepire il politico come debole e privo di argomentazioni a suo sostegno..
La scelta tra replicare e tacere dipende, in ultima analisi, dalla natura dell’attacco, ma se trattasi di accuse di una certa gravità istituzionale con complicanze legali, il silenzio è sempre un errore insostenibile e, agli occhi dei più, inspiegabile.
In questi casi è obbligatoria una risposta ufficiale, chiara e netta, possibilmente supportata da fatti o documentazione, non è sufficiente un semplice sfogo tra 4 amici…al bar.
Certe critiche richiedono una replica nel merito, per difendere soistanzialmente tre cose, l’istituzione che si rappresenta, la propria posizione e la propria immagine.
In conclusione, la gestione di un attacco politico è un esercizio di alto equilibrismo, una vera strategia che però non tutti sono capaci di gestire, pensando magari, erroneamente, che tanto domani è un altro giorno…e si vedrà, e che i cittadini dimenticano facilmente, specialmente se distratti da altro e dal periodo festivo.
Bisogna dire che la decisione non è certa semplice, ma è l’esito di un calcolo complesso che alla fine determina un importante impatto sull’elettorato, perchè alla fin fine il successo o il fallimento di una carriera politica può spesso dipendere anche dalla saggezza con cui si affronta questo inevitabile bivio. Ad Maiora
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