Non passa giorno senza che i social di Caltanissetta non si arricchiscano di un nuovo capitolo di ordinaria delusione rabbia e rassegnazione.
Non chiamateli semplici lamenti, quelli che appaiono su Facebook e su altri mezzi di comunicazione sono esposti pubblici, denunce documentate con foto e video da parte di cittadini che, armati di smartphone, costringono l’amministrazione a guardare ciò che finge di non vedere, aspettando le Pec.
Mentre nei palazzi si parla di “visioni di sviluppo” e si celebrano successi sulla carta, la realtà fuori racconta una storia fatta di incuria, pericoli e promesse.
Basta farsi un giro, ammortizzatori permettendo, per capire che la situazione è al limite della sicurezza stradale.
Non parliamo di semplici crepe, ma di veri e propri crateri che flagellano arterie principali come via Ferdinando I.
Ma la situazione non migliora spostandosi nel cuore storico, dalla Strata ’a Foglia alla Saccara, dove il tanto sbandierato risanamento si è ridotto a una serie di “rattoppi” a macchia di leopardo, lasciando interi tratti nel dimenticatoio.
E che dire di via Rochester? Una via fondamentale che attende l’asfalto come un miraggio nel deserto.
Eppure, improvvisamente, si vedono operai al lavoro in Corso Vittorio Emanuele, un segnale di risveglio? No, solo la solita “pulizia di primavera” in vista della Settimana Santa.
Una manutenzione ad orologeria che offende l’intelligenza dei nisseni, insomma si lucida la vetrina per la festa, mentre il resto della città affoga nell’abbandono.
Quando gli esponenti della giunta si lanciano in post trionfalistici, parlando di una “città che apprezza” e di un “lavoro costante”, sorge spontanea una domanda: Ma di quale Caltanissetta state parlando? Certamente non di quella che ogni mattina rischia di spaccare un copertone o di farsi male inciampando su marciapiedi distrutti.
E la beffa è doppia, perchè quando un cittadino subisce un danno per colpa dell’inefficienza amministrativa, a pagare i risarcimenti è sempre la collettività. Un circolo vizioso di cattiva gestione che ricade interamente sulle tasche dei contribuenti.
Invece di rispondere con stizza a chi critica e di arroccarsi in una difesa d’ufficio, l’amministrazione dovrebbe avere l’umiltà di chiedere scusa.
Le promesse non asfaltano le strade e non riqualificano i quartieri. La lista dei “faremo” è ormai lunghissima e sa di stantio
La città è stanca di questa narrazione distorta, una sorta di “commedia fantozziana” dove si finge che tutto vada bene mentre il tetto crolla.
Se siete capaci di passare dalle parole ai cantieri, fatelo ora. In caso contrario, è più dignitoso ammettere il fallimento e abbandonare la scena piuttosto che continuare questo teatrino.
Caltanissetta non ha bisogno di autolodi, ha bisogno di decoro e dignità. Ad Maiora
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La foto è di via Ferdinando I
