Nuovi ostacoli per i piani del governo italiano sul fronte della crisi energetica. Dopo le prudenze manifestate dalla Commissione Europea, anche la Banca Centrale Europea ha spento i fari sulle speranze di ottenere deroghe flessibili e ad ampio raggio sui conti pubblici per contrastare il caro bollette.
A lanciare un chiaro avvertimento ai governi dell’Eurozona, e in particolare a Roma, è stata la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel corso del vertice informale dell’Eurogruppo a Nicosia. Il messaggio di Francoforte è perentorio: gli interventi pubblici a sostegno di famiglie e imprese colpite dai rincari dei prodotti energetici non possono essere indiscriminati o permanenti, poiché rischierebbero di alimentare ulteriormente l’inflazione e vanificare gli sforzi della politica monetaria.
La dottrina delle “Tre T”
Christine Lagarde ha richiamato gli Stati membri al rispetto rigoroso di tre principi fondamentali per qualsiasi misura di supporto fiscale: gli aiuti devono essere temporanei, mirati e calibrati (temporary, targeted, tailored).
“Qualsiasi deviazione da questi criteri – ha ammonito la numero uno dell’Eurotower – risulterebbe dannosa e potrebbe costringere la Bce a rivedere il proprio orientamento sulla traiettoria dei tassi d’interesse”. L’obiettivo principale di Francoforte resta la stabilità dei prezzi nel medio termine (con il target fisso al 2%) e stimoli fiscali troppo generalizzati finirebbero per creare una domanda artificiale in grado di far impennare nuovamente il costo della vita, costringendo la banca a una nuova stretta creditizia.
Il “No” allo sconto sulla Difesa
La frenata della Bce va a colpire direttamente la strategia negoziale intrapresa dall’Italia. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, stavano infatti esercitando un forte pressing su Bruxelles per equiparare l’emergenza energetica a una questione di sicurezza nazionale, nel tentativo di estendere alle spese anti-rincari lo “sconto” sui vincoli di bilancio già concesso per gli investimenti nella difesa.
L’orientamento emerso dall’Eurogruppo esclude quasi categoricamente questa scappatoia contabile. Anche il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, pur mostrando una cauta apertura a valutare soluzioni specifiche, ha ribadito la necessità di non ricorrere a stimoli di bilancio ampi o generalizzati.
Caccia a un “mix alternativo” di fondi
Preso atto della chiusura su deroghe strutturali al Patto di Stabilità, il Tesoro italiano sta già correndo ai ripari cercando canali alternativi. Lo stesso Giorgetti ha confermato che l’esecutivo sta lavorando a un “mix di situazioni”, che prevede un uso più flessibile dei fondi di coesione residui e un’ottimizzazione delle risorse interne al PNRR, sebbene per quest’ultimo i tempi di revisione siano strettissimi (scadenza fissata a fine mese).
La risposta definitiva dell’Unione Europea arriverà nei prossimi giorni, quando la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, replicherà formalmente alla lettera inviata da Palazzo Chigi. Resta tuttavia evidente che il margine di manovra per l’Italia si è drasticamente ridotto: la protezione dal caro energia dovrà essere chirurgica e limitata alle fasce più vulnerabili della popolazione.
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