Dopo settimane di pressioni politiche e polemiche roventi, Giusi Bartolozzi ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia. La notizia, trapelata nella giornata del 24 marzo 2026, segna il culmine di una crisi istituzionale nata a ridosso della consultazione referendaria sulla separazione delle carriere e la riforma della magistratura.
L’origine dello scontro: il “caso dei plotoni d’esecuzione”
La bufera era scoppiata nei primi giorni di marzo, a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate dalla Bartolozzi durante un dibattito televisivo. In quell’occasione, la dirigente aveva definito la magistratura (o una parte di essa) come un “plotone d’esecuzione” da “togliere di mezzo” attraverso il voto referendario.
Queste parole avevano scatenato l’immediata reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e delle opposizioni (PD, M5S, AVS e IV), che avevano chiesto all’unanimità le sue dimissioni, giudicando i toni incompatibili con il ruolo istituzionale ricoperto a Via Arenula.
La difesa di Nordio e la sconfitta referendaria
Nonostante il pressing, il Guardasigilli Carlo Nordio aveva inizialmente blindato la sua collaboratrice, definendo le sue espressioni come “voci dal sen fuggite” e minimizzando l’accaduto in nome della “fedeltà e laboriosità” della Bartolozzi. Tuttavia, il risultato del referendum — che ha visto la vittoria del “No” — ha cambiato gli equilibri politici.
Sebbene Nordio abbia dichiarato in un primo momento che “Delmastro e Bartolozzi restano”, la pressione interna alla maggioranza e il malumore espresso da alcuni settori del Governo (preoccupati che le uscite della Bartolozzi abbiano influenzato negativamente l’elettorato) hanno reso la posizione della dirigente insostenibile.
L’epilogo
Il 24 marzo 2026, l’agenzia Italpress ha confermato che Giusi Bartolozzi ha rassegnato le dimissioni formali. La sua uscita di scena chiude un capitolo turbolento per il Ministero, ma apre nuovi interrogativi sulla tenuta della linea Nordio e sulla gestione della fase post-referendaria.
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