ROMA – Lo scandalo legato al finanziere americano Jeffrey Epstein travalica i confini statunitensi e investe in modo diretto anche l’Italia. La Procura di Roma ha formalmente iscritto un fascicolo di indagine – coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri – ipotizzando il reato di violenza sessuale. L’obiettivo degli inquirenti di Piazzale Clodio è far luce sulle ramificazioni italiane della rete del finanziere e verificare la sussistenza di condotte penalmente rilevanti da parte di soggetti nazionali.
La rogatoria internazionale e la caccia alle carte inedite
La svolta decisiva dell’iniziativa giudiziaria romana risiede nella rogatoria internazionale trasmessa al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. I magistrati romani non si limiteranno ad analizzare la sterminata mole di documenti già resi pubblici (i celebri Epstein Files), ma hanno avanzato formale richiesta di accesso agli atti finora rimasti sotto segreto di Stato o secretati dalla magistratura americana.
Attraverso questo canale di cooperazione giudiziaria, la Procura punta a chiarire se nei verbali, negli elenchi di volo, nei registri di presenza e negli allegati non ancora divulgati figuri materiale utile a ricostruire eventuali reati consumati sul territorio italiano o che vedano coinvolti cittadini italiani.
Le tracce in Italia: da Roma alle località d’élite
Dall’esame preliminare delle carte desegretate negli USA emerge come l’Italia non fosse un semplice sfondo occasionale. Negli atti compaiono riferimenti «significativi e non episodici» a città come Roma e Milano, oltre che a celebri mete del turismo di lusso come la Costa Smeralda, Capri e la Costiera Amalfitana.
Soggetti italiani – tra imprenditori, figure sociali e frequentatori dell’ambiente d’élite internazionale – compaiono a vario titolo nelle rubriche e nei registri di contatti riconducibili a Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell.
Il confine tra relazioni sociali e responsabilità penale
La magistratura capitolina procede tuttavia con la massima cautela. Come ricordato dagli stessi inquirenti, la presenza di un nome o di un contatto all’interno delle agende o nei piani di volo di Epstein non costituisce di per sé prova di reato né prova di complicità nel sistema d’infrangimento della legge e abuso ideato dal finanziere.
Il lavoro del pool di Piazzale Clodio consisterà proprio nello scindere le mere frequentazioni formali o i rapporti di rappresentanza da quelle condotte che potrebbero integrare fattispecie di reato perseguibili dalla legge italiana. La risposta alla rogatoria inviata a Washington rappresenterà il tassello fondamentale per stabilire gli sviluppi futuri dell’indagine.
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