Si aprono oggi, alle ore 12:00, le porte del Tribunale di Palermo per il “primo ciak” del processo a carico di Gaetano Galvagno, Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Accusato di corruzione, peculato e truffa, Galvagno ha scelto di saltare il filtro dell’udienza preliminare, puntando direttamente al giudizio immediato. Una strategia processuale condivisa anche dal suo ex autista, Roberto Marino, anch’egli imputato per peculato e truffa.
La strategia della difesa e le parti civili
Mentre il Presidente Galvagno rimarrà assente dall’aula, rappresentato dal pool legale composto dai professori Vittorio Manes, Ninni Reina e Antonia Lo Presti, l’udienza odierna si concentrerà sulle questioni preliminari. Accusa e difesa presenteranno le liste dei testimoni e le prove documentali.
Sul fronte delle parti civili, è già confermata la costituzione dell’ARS, deliberata lo scorso gennaio: l’istituzione si schiera dunque formalmente contro il suo stesso vertice per tutelare l’onore del Parlamento siciliano.
L’inchiesta: un sistema di “interessi pilotati”
L’indagine, coordinata dal Procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, delinea quello che gli inquirenti definiscono un sistema di interessi illeciti. Al centro della vicenda figurano i rapporti tra Galvagno e Marcella Cannariato (esponente della Fondazione Bellisario e della Fondazione Dragotto).
Secondo l’accusa, il Presidente dell’Ars avrebbe piegato la funzione pubblica a scopi privati, favorendo il finanziamento di eventi di lusso e contributi diretti:
- 11.000 euro per un’apericena della Fondazione Bellisario.
- Oltre 27.000 euro per l’evento “La Sicilia per le donne”.
- 198.000 euro totali inseriti nelle leggi di bilancio 2023 e 2024 per l’evento “Un Magico Natale” della Fondazione Dragotto.
In cambio di questo “trattamento di favore”, Galvagno avrebbe ottenuto vantaggi personali e familiari, come una consulenza legale per la cugina Martina Galvagno e la nomina di Franco Ricci (compagno della sua ex portavoce) nel CdA di Sicily By Car.
Le “cimici” nell’auto blu: peculato e rimborsi sospetti
Un capitolo a parte riguarda l’uso dell’auto di servizio, una Audi A6. Grazie a microspie installate dagli inquirenti, sarebbero stati documentati 60 episodi di utilizzo del mezzo per scopi strettamente personali da parte di Galvagno, del suo autista e del suo ufficio di gabinetto.
Infine, l’accusa di truffa e falso: l’ex autista Marino avrebbe percepito circa 19.000 euro in rimborsi spese per missioni mai effettuate, con fogli di viaggio regolarmente vidimati, secondo la Procura, dallo stesso Galvagno.
Il quadro giudiziario complessivo
Mentre Galvagno affronta il giudizio immediato, il resto dell’indagine prosegue per altre quattro figure chiave, tra cui l’ex portavoce Sabrina De Capitani e l’imprenditrice Cannariato. Quest’ultima è stata già condannata a 2 anni per corruzione in un troncone separato, lo stesso che vede rinviata a giudizio l’assessora regionale Elvira Amata, la quale rimane tuttavia saldamente al suo posto nella giunta Schifani.
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