Una dichiarazione rilasciata oltreoceano riaccende istantaneamente le polveri del dibattito politico in Italia, svelando la reale portata del coinvolgimento logistico del nostro Paese nella guerra in Iran. Intervistato dall’emittente statunitense Fox News, il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha rotto il velo di riservatezza sull’apporto europeo all’operazione militare americana denominata “Epic Fury”, lanciata dall’amministrazione Trump contro Teheran.
I numeri snocciolati da Rutte sono imponenti e fotografano l’Italia come uno dei fulcri nevralgici dell’offensiva: «Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo», ha spiegato il capo dell’Alleanza Atlantica nel tentativo di dimostrare a Washington la solidità dell’alleanza europea. «Ad esempio, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme».
La rivelazione di Rutte arriva in un momento delicatissimo per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e rischia di metterne in imbarazzo la linea diplomatica. Davanti alle Camere, infatti, il governo – per bocca del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e del Ministro della Difesa Guido Crosetto – ha sempre mantenuto una posizione di estrema prudenza, assicurando che l’Italia ha autorizzato esclusivamente attività di supporto logistico e strettamente difensivo, escludendo l’uso delle basi (come Sigonella o Aviano) per operazioni offensive dirette. Documenti parlamentari recenti confermano persino attriti passati con Washington, come il negato accesso a Sigonella per alcuni rifornimenti di cui il governo italiano non era stato preventivamente informato. Le parole di Rutte, tuttavia, proiettano una luce d’eccezione sulla massiccia intensità di questo “supporto”.
Le parole del Segretario NATO hanno immediatamente scatenato il contrattacco delle opposizioni, che accusano il governo di aver nascosto ai cittadini e al Parlamento la reale entità delle operazioni.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso parole durissime, rilanciando la sua netta contrarietà all’uso delle infrastrutture italiane:
«Questo governo sta facendo il servo sciocco degli Stati Uniti. L’Italia non doveva prestarsi a questo progetto. Il governo dovrebbe avere la dignità di dire “non siamo il vostro servo sciocco e le basi italiane non ve le diamo”».
Critiche e richieste di chiarimenti immediati arrivano anche dal resto della minoranza. I centristi di Italia Viva, con il deputato Mauro Del Barba, hanno incalzato l’esecutivo chiedendo una presa di posizione chiara: «Dov’è il governo? Siamo amici di tutti perché ci vanno bene le idee di tutti o perché non abbiamo nessuna idea? Quale è la posizione di questo governo su questa guerra?». Anche dalle fila di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) si sollevano proteste per il rischio di trascinare l’Italia all’interno di una spirale bellica incontrollabile nel Medio Oriente.
Con la tensione internazionale alle stelle e il Segretario della NATO che rivendica con orgoglio il “contributo italiano” davanti ai microfoni americani, per Palazzo Chigi si apre una complessa gestione interna: giustificare la portata di quei 500 voli senza incrinare il delicatissimo asse transatlantico con la Casa Bianca.

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