Il Guardasigilli annuncia querela dopo le parole di Ranucci a “È sempre Cartabianca”. L’azienda di Cologno Monzese difende il pluralismo: “Spiace per l’accaduto, ma non censuriamo i nostri conduttori”.
Lo scontro e la scintilla
Non è più solo un battibecco televisivo, ma un vero e proprio caso politico-editoriale quello che vede contrapposti il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e la Mediaset di Pier Silvio Berlusconi. Al centro della contesa, le affermazioni di Sigfrido Ranucci ospite di Bianca Berlinguer: il conduttore di Report aveva accostato il nome del Ministro a un presunto soggiorno in un ranch legato a Nicole Minetti. Una ricostruzione smentita categoricamente dall’interessato, che ora è passato alle vie legali chiedendo un risarcimento danni.
La linea di Mediaset: “Pluralisti e liberi”
Dalle parti di Cologno Monzese la linea è chiara: proteggere l’autonomia della trasmissione. Nonostante le pressioni di Via Arenula, che chiedeva un’ammissione di colpa pubblica in tv e una donazione riparatrice in beneficenza (si parla di cifre tra i 4 e i 40 mila euro), Mediaset ha scelto di non arretrare.
“Le parole di Bianca Berlinguer erano concordate con l’azienda”, fanno sapere fonti vicine ai vertici. “Pier Silvio Berlusconi tiene molto al concetto di una Mediaset polifonica. Non c’è alcun complotto contro il governo, ma da editori liberi non pratichiamo la censura”.
Secondo l’azienda, la conduttrice avrebbe svolto correttamente il suo ruolo, permettendo al Ministro una smentita immediata in diretta e dichiarando il caso chiuso già durante la puntata.
Il fronte politico: Tajani punge la “sua” emittente
Se Palazzo Chigi e i fedelissimi di Giorgia Meloni fanno quadrato attorno a Nordio, colpisce la posizione di Antonio Tajani. Il vicepremier e leader di Forza Italia non ha usato giri di parole, schierandosi apertamente contro la deriva di certo giornalismo, anche a costo di entrare in rotta di collisione con la famiglia Berlusconi.
– Le parole di Tajani: “Bisogna lottare contro la stampa che diffonde notizie non vere. Ho fatto il giornalista e so che non si può dire “dobbiamo verificare se è vero” mentre si lancia un’accusa”.
– L’asse del governo: La premier Meloni sarebbe stata tra le più ferme sostenitrici della linea dura contro il programma di Rete 4.
Un equilibrio precario
Il caso accende nuovi focolai di tensione sull’asse Palazzo Chigi-Cologno Monzese. Se da un lato Pier Silvio Berlusconi rivendica una televisione aperta a tutte le voci (anche quelle scomode come Ranucci), dall’altro la maggioranza di governo interpreta questa apertura come un venir meno del “patto” di non belligeranza.
All’interno di Mediaset, tuttavia, non tutti brindano alla “carta bianca” concessa alla Berlinguer. Alcuni settori dell’azienda temono che questa indipendenza ostentata possa incrinare definitivamente i rapporti con i partner politici storici, proprio mentre si discutono partite cruciali per il futuro della giustizia e dell’editoria in Italia.
La querela di Nordio segna un punto di non ritorno. Da una parte la politica che esige responsabilità e “scuse” monetizzate; dall’altra un editore che, per ripulire l’immagine di “tv di parte”, è disposto a sfidare i propri stessi alleati in nome dello share e del pluralismo.
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