Il governo di Renato Schifani si appresta a vivere una stagione post-pasquale che somiglia a un lungo e tortuoso percorso a ostacoli. Non è solo una questione di equilibri politici: a dettare i tempi della politica siciliana sono ora i calendari dei tribunali, i veti incrociati dei partiti e le manovre romane che minacciano di stravolgere l’assetto di Forza Italia nell’isola.
Il calendario giudiziario: Aprile e Maggio mesi chiave
La vera pressione sulla giunta non arriva dalle opposizioni, ma dai faldoni della magistratura. La “linea dura” di Giorgia Meloni, già applicata a Roma e in Piemonte, aleggia come una scure sui meloniani di Sicilia.
– 20 Aprile: Il GIP di Palermo deciderà sul rinvio a giudizio per corruzione di Elvira Amata (Assessora al Turismo).
– 4 Maggio: Inizio del processo per Gaetano Galvagno (Presidente dell’Ars), accusato di corruzione, peculato e falso ideologico.
– Il Caso Sammartino: La Consulta ha dato il via libera all’uso delle intercettazioni per il vicepresidente leghista Luca Sammartino, aggravando la sua posizione nel processo che lo vede coinvolto.
Il commissario regionale di FdI, Luca Sbardella, è stato chiaro: i criteri nazionali verranno applicati anche nell’isola. Se Amata e Galvagno dovessero fare un passo indietro, il rimpasto non sarebbe più una scelta, ma una necessità inevitabile.
Il nodo del rimpasto e la guerra dei tecnici
Annunciato a Natale, poi a marzo, il rimpasto è ora slittato a fine aprile. Schifani gestisce attualmente ad interim deleghe pesantissime come gli Enti Locali, la Funzione Pubblica e il Lavoro.
La partita si gioca però sui “tecnici”:
- Sanità: La poltrona di Daniela Faraoni è traballante. Schifani vorrebbe cederla a Fratelli d’Italia per placare gli alleati, mossa che sta però scatenando il malumore interno a Forza Italia.
- Economia: Anche Alessandro Dagnino è nel mirino delle fronde interne al partito del Governatore.
Forza Italia: Il fattore Marina e il rischio commissariamento
Mentre Schifani cerca di tenere insieme la coalizione, il terreno trema sotto i piedi di Marcello Caruso, coordinatore regionale azzurro e fedelissimo del Governatore.
L’ombra di Marina Berlusconi si allunga sulla Sicilia. Il recente incontro tra l’imprenditrice e Giorgio Mulè ha riacceso l’ipotesi di un commissariamento del partito nell’isola. L’ala critica (composta da Mulè, Ronzulli e Occhiuto) contesta il tesseramento massiccio guidato da Caruso e Tamajo, vedendolo come un tentativo di “blindare” il congresso e la leadership di Antonio Tajani. Se Marina dovesse spingere per il commissariamento, per Schifani sarebbe un colpo durissimo alla sua autonomia politica.
La Strategia della sopravvivenza
In questo “gioco dell’oca” politico, Schifani ha un obiettivo preciso: arrivare all’estate. Il traguardo è la parifica di bilancio della Corte dei Conti, che dovrebbe liberare un “tesoretto” da 2,1 miliardi di euro.
Con quelle risorse in mano, il Governatore spera di blindare la sua ricandidatura e spegnere i focolai di rivolta interna, trasformando la sua Via Crucis in una nuova resurrezione politica. Ma tra le elezioni amministrative di fine maggio e i verdetti dei giudici, la strada appare più in salita che mai.
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