Un brivido attraversa i comandi militari occidentali. Il raggio d’azione delle armi di Teheran raddoppia improvvisamente, mettendo Roma, Parigi e Berlino sulla linea di tiro. E la difesa europea scopre di essere un guscio vuoto senza l’ombrello americano.
Nelle ultime 48 ore, la percezione della sicurezza nel Vecchio Continente è radicalmente cambiata. Quello che finora era considerato un rischio regionale, limitato a un raggio di 2.000 chilometri, è esploso in una minaccia intercontinentale. Il lancio di missili balistici nel cuore dell’Oceano Indiano ha confermato il peggiore dei sospetti: la Repubblica Islamica ha raddoppiato la sua gittata.
Quei missili che possono arrivare fino a Roma, Londra e Parigi: l’Iran avverte il mondo
Il blitz diretto alla base Diego Garcia lontana 4mila Km nell’Oceano Indiano, preoccupa le cancellerie occidentali, per la gittata inaspettata del potenziale missilistico di Teheran.
Un raggio d’azione di 4mila chilometri che arriva fino all’Inghilterra
Un raggio d’azione che tocca buona parte dell’Europa, Italia compresa, per inviare il messaggio che la Repubblica islamica è tutt’altro che sconfitta e che il Vecchio Continente non è immune alla guerra, se si schiera a favore dell’offensiva che intanto prosegue fino a toccare l’impianto nucleare iraniano di Natanz.
Il salto di qualità: l’attacco a Diego Garcia
Secondo il generale Eyal Zamir, capo di Stato maggiore israeliano, venerdì scorso l’Iran ha testato un’arma a due stadi capace di percorrere 4.000 chilometri. L’obiettivo simulato? La base americana di Diego Garcia, nell’arcipelago delle Chagos.
I dettagli tecnici trapelati dal Pentagono delineano uno scenario inquietante:
– Vettore: Due missili Khorramshahr-4.
– Dinamica: Un ordigno è terminato in mare, l’altro è stato intercettato fuori dall’atmosfera da un sistema SM-3 Standard dell’US Navy (un’operazione dal costo di oltre 15 milioni di dollari).
– Velocità: Questi “bolidi” rientrano nell’atmosfera sfiorando i 20.000 km/h, rendendo quasi impossibile la difesa convenzionale.
L’Europa “scoperta”
“Questi missili non sono stati concepiti per colpire Israele”, ha ammonito Zamir. “La loro traiettoria punta alle capitali d’Europa”. Se lanciati dalle regioni settentrionali dell’Iran, i vettori potrebbero colpire Roma, Parigi o Berlino.
Nonostante la minaccia, l’Europa si riscopre vulnerabile. Ad oggi, nessun Paese dell’Unione dispone di scudi operativi pronti all’uso contro i missili balistici. La Germania ha acquistato il sistema israeliano Arrow per 8 miliardi di euro, ma la prima batteria, consegnata a dicembre, non è ancora operativa.
La dipendenza totale dagli USA
L’episodio ha messo a nudo il “grande limite” della difesa europea: la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Solo i satelliti della US Space Force sono stati in grado di rilevare l’accensione dei motori iraniani e calcolare la traiettoria in tempo reale.
Mentre il governo britannico di Keir Starmer ha già risposto autorizzando l’uso dei propri aeroporti per i raid americani a protezione dello Stretto di Hormuz, il resto d’Europa osserva con apprensione. La protezione del continente, al momento, non è nelle mani di Bruxelles, ma dipende esclusivamente dai radar, dai satelliti e dagli intercettori di Washington.
Il precedente storico: La situazione ricorda il 1986, quando i missili Scud di Gheddafi verso Lampedusa misero l’Italia a un passo dalla guerra. Ma oggi la sfida è tecnologica e lo spazio è il nuovo campo di battaglia dove l’Europa, per ora, resta a guardare.
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