“Dimenticata l’importanza della prevenzione e della vaccinazione ma la salute di ciascuno è legata ai comportamenti dell’intera comunità”
A 6 anni dalla notizia che il 21 febbraio 2020 fece il giro del mondo, la scoperta del ‘paziente 1’ della pandemia di Covid-19 in Italia, il bilancio è in chiaroscuro. Se da un lato il Paese ha dimostrato capacità di reazione, dall’altro restano nodi irrisolti, a partire dalla prevenzione. A tracciare il quadro è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). “La prevenzione resta la grande dimenticata. La pandemia è stata una lezione per tutti, ma alcune cose non le abbiamo davvero imparate. Prima fra tutte l’importanza della prevenzione”, spiega Andreoni all’Adnkronos Salute. “Durante gli anni più duri dell’emergenza pandemica si sono raggiunti i livelli più alti di copertura vaccinale, non solo contro il Covid, ma anche contro l’influenza. Poi però – osserva l’infettivologo – abbiamo assistito a una progressiva stanchezza e a una crescente esitazione verso i vaccini”.
Secondo l’esperto, il rischio è aver rimosso troppo in fretta quanto accaduto: “Non abbiamo interiorizzato che la vaccinazione resta lo strumento più efficace per proteggere noi stessi e gli altri“. Per Andreoni la questione non riguarda solo la scelta individuale, ma la responsabilità verso la comunità. “La sanità è un bene che va conquistato e mantenuto con l’impegno di tutti – ammonisce – Dobbiamo collaborare per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per tutelare i più fragili. La salute di ciascuno è legata ai comportamenti dell’intera comunità”.
Se qualcosa di positivo è emerso, secondo il direttore scientifico della Simit “è la consapevolezza dei nostri limiti”. “Prima del Covid pensavamo di essere pronti a fronteggiare una pandemia. In realtà non è così. La lezione è chiara: la natura è più forte di noi”. “L’esperienza – aggiunge – ha dimostrato che non siamo in grado di prevedere e prevenire una pandemia. Possiamo prepararci e affrontarla quando si presenta, ma possiamo intervenire solo quando il fenomeno è già in atto, a cose fatte”.
A 6 anni dal primo caso italiano di Sars-CoV-2, il bilancio suggerisce dunque una riflessione: l’emergenza ha lasciato strumenti, conoscenze e maggiore consapevolezza scientifica, ma anche segnali di affaticamento sociale. “La vera sfida – conclude Andreoni – è non disperdere l’esperienza maturata” e trasformare quella crisi globale in “una cultura stabile della prevenzione”.
Fonte Adnkronos
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