La gestione della prima fase della pandemia di Covid-19 torna a infiammare il dibattito politico, ma questa volta il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha deciso di cambiare strategia e passare alla controffensiva legale. Con un duro e perentorio post diffuso tramite i propri canali social, l’ex Presidente del Consiglio ha annunciato una linea di totale intransigenza: “Avviso ai naviganti: da oggi querelo”.
Secondo l’ex premier, si sarebbe ormai superata una “linea rossa” a causa del proliferare di campagne denigratorie coordinate da media e forze politiche della maggioranza, tese a infangare la sua reputazione e il suo operato durante l’emergenza sanitaria del 2020.
Il nodo delle consulenze e l’affondo sulla Commissione Covid
Al centro delle ultime polemiche ci sono i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid e, nello specifico, l’audizione di Marco Spadaccioli, general manager della Adaltis (azienda produttrice di kit diagnostici). Durante il suo intervento alla Camera, Spadaccioli ha riferito di una parcella da circa 454mila euro pagata allo studio dell’avvocato Luca Di Donna per attività documentali e di consulenza.
Tanto è bastato a Fratelli d’Italia – per bocca del deputato Francesco Ciancitto – per ipotizzare un “collegamento” tra l’allora premier Conte e Di Donna, descritto come un “ex collega di studio”. Un’insinuazione che ha scatenato l’immediata reazione del leader del M5S.
“Gli esponenti di Fratelli d’Italia stanno irresponsabilmente strumentalizzando i lavori della Commissione Covid pur di insinuare un collegamento tra me e avvocati a me riconducibili”, ha contraccatato Conte, ricordando come la stessa commissione sia stata liquidata in passato persino dal suo presidente, Marco Lisei (FdI), con il termine di “un circo”.
L’ex premier ha poi chiarito in modo netto la natura dei suoi rapporti professionali: “Quelli che continuate a chiamare soci, non sono mai stati miei soci. Non ho mai avuto un rapporto societario, né patti associativi di fatto o di diritto con gli avvocati contro cui vi state accanendo o con altri. Da quando sono in politica ho sempre tenuto ben distinte le mie attività istituzionali rispetto a tutti i professionisti con cui in passato mi sono anche occasionalmente incrociato”.
La sfida a Fratelli d’Italia: “Rinunciate all’immunità”
Conte ha sottolineato come le vicende sollevate dalla maggioranza siano già state oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, le quali si sono concluse senza alcun esito e senza mai sfiorarlo. “Potete continuare per dieci, venti o trent’anni, ma non troverete mai una mia attività illecita”, ha ribadito con fermezza, lanciando poi una sfida diretta e formale ai parlamentari di Fratelli d’Italia.
“Cari leoni e leonesse, dimostrate di avere un briciolo di onore e un pizzico di coraggio: smettete di nascondervi dietro l’immunità parlamentare. Rinunciateci, così potremo confrontarci in Tribunale e lasceremo che sia un giudice a decidere se la vostra sia critica politica o diffamazione”.
“Non siamo tutti uguali”
Nel testo rimodulato dai social all’agenzia, Conte inserisce anche una forte critica politica all’attuale esecutivo, accusato di voler utilizzare la gestione della pandemia come “arma di distrazione di massa” di fronte alle difficoltà economiche e governative. “Proprio mentre il Governo colleziona un fallimento dopo l’altro, guarda caso si moltiplicano le calunnie a mezzo stampa, tv e social”, evidenzia il leader pentastellato, citando i media controllati dall’editore e parlamentare di maggioranza Antonio Angelucci e alcune trasmissioni televisive “costruite ad arte”.
L’affondo finale è una rivendicazione di diversità morale ed etica rispetto agli avversari, con espliciti richiami alle recenti cronache giudiziarie che toccano la maggioranza: “So che per voi questo è difficile da comprendere – penso al caso Delmastro e al verminaio della vostra giunta siciliana, a tacer d’altro –, ma dovete farvene una ragione: non siamo tutti uguali. Saranno i cittadini a decidere da quale parte stare”.
La mossa di Conte segna una netta svolta giudiziaria: d’ora in avanti, ogni accusa ritenuta infondata sulla gestione della pandemia si tradurrà immediatamente in un atto formale davanti ai magistrati. Chi persevererà nella diffamazione verrà chiamato a risponderne legalmente, anche per le falsità diffuse negli anni passati.
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