Un’altra notte di proteste in Iran, ong: 72 morti. Time: almeno 217 vittime a Teheran. Tv di Stato: “Violenze scatenate da agenti terroristi Usa e Israele”. Disordini in 31 province, black out di internet da 48 ore
Notizie frammentate arrivano dalla Repubblica islamica nonostante il blocco di internet e della telefonia imposto dalle autorità dopo che sono dilagate le proteste a causa del crollo della valuta nazionale (rial).
Secondo le ong come Hrana con base negli Usa sarebbero ad ora almeno 72 i morti e 2.311 gli arresti da quando sono cominciate le proteste per il carovita a fine anno. Hrana aggiunge che sono state registrate manifestazioni in 512 località di 180 città, in 31 province.
Qualche ora prima un medico di Teheran citato dalla rivista Time aveva riferito di almeno 217 morti registrati in solo 6 ospedali di Teheran giovedì sera; la testata scrive che la discrepanza di cifre con quelle segnalate dagli attivisti potrebbe essere spiegata da standard di segnalazione diversi visto che per esempio Hrana conteggia solo vittime che sono state identificate.
Guardiani della Rivoluzione: arrestato straniero sospetta spia israeliana
L’unità d’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione iraniani ha annunciato l’arresto di uno straniero sospettato di spionaggio a favore di Israele. Lo riporta l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, non rendendo nota la nazionalità del sospettato. Le autorità iraniane accusano Stati Uniti e Israele di alimentare le proteste, iniziate a fine dicembre per l’aumento dell’inflazione e poi trasformatesi in manifestazioni politiche contro il regime degli ayatollah.
Wall Street Journal: i funzionari Usa hanno discusso eventuali obiettivi
I funzionari dell’amministrazione Trump hanno avuto discussioni preliminari su come portare a termine un attacco contro l’Iran, qualora fosse necessario per dare seguito alle minacce di Trump, compresi i siti che potrebbero essere colpiti. Lo riporta il Wall Street Journal. Un’opzione in discussione e’ un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani, ha affermato uno dei funzionari. Un altro funzionario – scrive ancora il Wsj – ha affermato che non c’e’ consenso su quale linea d’azione intraprendere e che nessun equipaggiamento o personale militare e’ stato spostato in preparazione di un attacco. I funzionari hanno precisato che queste conversazioni fanno parte della normale pianificazione. Non vi e’ alcun segno di un attacco imminente all’Iran, hanno affermato.
Crosetto: onore al coraggio dei cittadini iraniani
“Onore al coraggio ed alla determinazione dei cittadini iraniani”. Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Ministro Esteri turco accusa il Mossad, “sfrutta le proteste”
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha accusato il Mossad – i servizi segreti israeliani – di sfruttare le proteste in corso in Iran per destabilizzare la Repubblica islamica.
In un’intervista alla televisione turca, ripresa dal Jerusalem Post, Fidan ha affrontato i recenti sviluppi in Iran e le crescenti tensioni regionali, criticando ripetutamente Israele per quello che ha descritto come il suo coinvolgimento nei disordini. Ha sostenuto che Israele sta deliberatamente cercando di trarre vantaggio dalle sfide interne dell’Iran, comprese le difficolta’ economiche, per indebolire il regime, azioni che, a suo dire, vengono perpetrate apertamente. “Il Mossad non lo nasconde”, ha detto Fidan, riferendosi alle proteste. “Stanno invitando il popolo iraniano a ribellarsi al regime attraverso i loro account Internet e Twitter”, ha aggiunto.
Trump condivide il post del senatore Graham: “Le brutalità contro il popolo iraniano non passeranno inosservate”
Il presidente americano Donald Trump ha condiviso su Truth un posto del senatore statunitense Lindsey Graham in cui si “avverte” la leadership di Teheran che “la brutalità contro il grande popolo iraniano non passerà innoservata”. Trump ha più volte avvertito che Washington colpirà l’Iran se la Repubblica islamica ucciderà i manifestanti che stanno protestando da giorni in varie città del Paese.
Chi è Reza Ciro Pahlavi? L’erede della monarchia iraniana che vuole un Iran democratico e laico
“Sono pronto a tornare in Iran” ha detto Reza Ciro Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979. Ora che dopo un suo iniziale appello a scendere per le strade, buona parte del popolo iraniano ha inneggiato alla monarchia.
Pronto a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da oramai due settimane. Ad annunciarlo è lui stesso in un post su X in cui parla persiano.
“Avete ispirato l’ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza”, ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, “la vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell’Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica”.
L’ayatollah Alì Khamenei avrà visto le immagini “dal suo nascondiglio e tremato di paura”, aggiunge. Ora, servono “una presenza nelle strade più mirata e, allo stesso tempo, bisogna tagliare i canali finanziari” della Repubblica islamica. L’erede al trono ha dunque chiesto ai “lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell’economia, in particolare dei trasporti, del petrolio, del gas e dell’energia, di iniziare uno sciopero a livello nazionale”.
“In base alla vostra risposta, annuncerò i prossimi inviti all’azione”, aveva annunciato nel primo l’appello. Ora anche se per scendere in strada decine di persone hanno perso la vita, Pahlavi ha invitato i dimostranti “a scendere in piazza anche sabato e domenica 10 e 11 gennaio, a partire dalle 18:00”.
Fonte RaiNews.it
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