L’ondata senza precedenti nell’exclave spagnola in Nordafrica supera quota 50.000 ingressi e registra oltre 40 vittime. Di fronte all’emergenza, il Viminale chiude le frontiere aeree e marittime con la Spagna e rafforza i controlli con la Francia. Sánchez replica a Roma mettendo a confronto i dati sui migranti, mentre gli Stati Uniti accusano apertamente il governo spagnolo di favorire l’immigrazione clandestina.
La decisione di Roma: stop a Schengen e controlli rafforzati
L’Italia ha disposto la sospensione temporanea del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna, applicando la chiusura immediata delle frontiere marittime e aeree con il Paese iberico. Il provvedimento è giunto a seguito delle analisi del Comitato per l’Analisi sull’Immigrazione e la Sicurezza delle Frontiere, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
In parallelo, dopo un vertice telefonico tra Piantedosi e l’omologo francese Laurent Nuñez, Italia e Francia hanno concordato un rafforzamento dei controlli congiunti lungo il confine terrestre per arginare possibili flussi secondari verso l’Europa centrale.
Tensione diplomatica: il contrattacco di Sánchez all’Italia
La misura italiana ha innescato un’immediata reazione da parte di Madrid. Il premier Pedro Sánchez è intervenuto criticando apertamente la scelta di Roma e ribattendo con i dati ufficiali sugli sbarchi: «La solidarietà è opzionale. Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no», ha affermato il primo ministro spagnolo, mettendo a confronto i numeri degli arrivi registrati in Spagna con quelli italiani per rivendicare la tenuta del proprio sistema di accoglienza e la trasparenza delle cifre.
L’affondo degli Stati Uniti: «Crisi causata dalle politiche di Madrid»
Sulla crisi di Ceuta è arrivato anche il duro intervento di Washington. In una nota ufficiale diffusa su X, il Dipartimento di Stato americano ha espresso solidarietà «al popolo spagnolo e a tutti gli europei», definendo la situazione «una grave violazione della sovranità e dei diritti umani».
Gli Stati Uniti hanno attribuito la responsabilità diretta del caos al governo guidato da Pedro Sánchez, sostenendo che l’enorme afflusso sia il «risultato diretto degli sforzi deliberati dell’esecutivo spagnolo per consentire e facilitare l’immigrazione illegale di massa in Europa». La diplomazia statunitense ha aggiunto che Washington sta «valutando azioni per difendere gli americani in patria e all’estero da questa minaccia», dicendosi pronta a supportare le nazioni europee che decideranno di adottare misure restrittive analoghe.
Marea umana a Ceuta e dramma in mare
A scatenare la crisi globale è la situazione ormai fuori controllo nell’exclave di Ceuta, sullo Stretto di Gibilterra. Nelle ultime 24 ore oltre 50.000 persone – pari a gran parte della popolazione locale – sono riuscite ad accedere al territorio spagnolo dal Marocco via terra e via mare.
Il tragico bilancio conta finora almeno 43 morti accertati, recuperati in acqua dalle forze di sicurezza durante i tentativi di traversata a nuoto. Per contenere i disordini, la Spagna ha blindato anche l’altra exclave di Melilla e mobilitato l’esercito affianco alla Guardia Civil.
Le reazioni delle istituzioni europee
Mentre da Bruxelles la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha definito «inaccettabili» le immagini provenienti dall’exclave e chiesto rimpatri rapidi, il commissario agli Affari Interni Magnus Brunner ha assicurato che non si registrano flussi diretti verso il resto del continente. La linea di fermezza dell’Italia trova però sponda in altri Paesi: la Finlandia ha già annunciato il proprio sostegno alla proposta di limitare l’accesso della Spagna allo spazio Schengen, mentre diverse opposizioni europee ne chiedono l’immediata sospensione.
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