Non c’è pace per la sanità siciliana, da anni travolta da un ciclone giudiziario che sembra rigenerarsi all’infinito.
Il Cefpas (Centro per la formazione del personale sanitario) di Caltanissetta è oggi l’epicentro di un terremoto politico e giudiziario che rievoca i fantasmi del passato e conferma la presenza di un presunto “meccanismo malato” radicato nel territorio.
Dalle inchieste del 2022 fino agli ultimi scandali di queste settimane, il filo conduttore è sempre lo stesso, la sanità pubblica utilizzata come un vero e proprio ufficio di collocamento per amici, parenti e fedelissimi della politica locale.
L’ultimo capitolo di questa cronaca giudiziaria si è consumato all’inizio di giugno 2026, con il blitz della Procura di Caltanissetta e della Squadra Mobile che vede indagate 12 persone, con richieste di misure cautelari per 8 di loro. Al centro dell’indagine c’è il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo Afflitto, e l’ormai ex direttore del Cefpas, Roberto Sanfilippo.
Secondo i magistrati, tra i due esisteva un patto di “corruzione sistemica”. In cambio della riconferma alla guida dell’ente, il direttore avrebbe asservito la struttura ai desiderata del politico. Il legame familiare e clientelare qui si fa esplicito: alla moglie del parlamentare sarebbero stati assegnati ben quattro incarichi di consulenza e un contratto a tempo determinato, mentre un uomo di fiducia dello stesso deputato veniva inserito in un ruolo dirigenziale chiave. Anche l’impresa edile vincitrice dell’appalto di manutenzione dell’ente sarebbe stata pressata per mettersi a “completa disposizione” delle esigenze della politica.
Questo terremoto non nasce dal nulla, ma segue mesi di fortissime tensioni alimentate dalle denunce delle opposizioni all’ARS. A novembre era scoppiato il caso del “concorso fantasma”, un bando per 14 posti rimasto visibile sulla piattaforma InPA solo per nove ore, dalle 24:00 alle 9:00 del mattino. Sebbene il Cefpas si sia difeso parlando di un “errore informatico”, il sospetto che si volesse favorire una ristretta cerchia di informati ha acceso i riflettori sulla gestione del personale.
Il culmine è stato raggiunto a maggio 2026 con il caso delle “75 assunzioni in 10 giorni”, denunciato dal deputato PD Nello Dipasquale. A ridosso delle scadenze elettorali e a una settimana dalla fine del mandato del direttore, il Cefpas ha sfornato 75 contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co.). L’esposto in Procura parla chiaro: tra i beneficiari ci sarebbe una fitta rete di parenti e amici legati a esponenti del centrodestra locale. Una vicenda talmente opaca da costringere l’assessorato regionale alla Salute a inviare in fretta e furia gli ispettori.
Questo modus operandi non è una novità per la Sicilia. Le inchieste odierne si muovono nel solco tracciato nel 2022 dalla maxi-indagine “Sorella Sanità 2”. Quello scandalo, coordinato dalla Procura di Palermo, svelò una gigantesca centrale di mazzette su appalti da 700 milioni di euro che coinvolgeva diverse Asp dell’isola.
Anche allora, la moneta di scambio prediletta dai comitati d’affari e dai funzionari corrotti non era solo il denaro contante, ma il posizionamento strategico di congiunti e amici all’interno delle strutture sanitarie o delle aziende ad esse collegate. I bandi venivano scritti “su misura” per blindare le assunzioni dei protetti della politica.
Di fronte a questa cronologia di scandali, le reazioni politiche e sindacali sono durissime. La CGIL e i partiti d’opposizione chiedono oggi il commissariamento immediato del Cefpas, parlando di un ente “ostaggio di logiche clientelari e di botteghe elettorali”.
Mentre i giudici stringono il cerchio attorno agli indagati del nuovo filone di Caltanissetta, resta l’amara conferma di come la sanità siciliana fatichi a liberarsi di un sistema che premia la vicinanza politica a discapito del merito e della trasparenza.
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