Altro che progressivo allineamento in cinque anni, altro che 2030 come aveva stabilito il governo lo scorso marzo: le accise su benzina e gasolio saranno allineate da subito, all’inizio del 2026, rischiando di far costare il diesel più della “verde”.
Venerdì, quando sono uscite le prime informazioni sulla bozza di disegno di legge bilancio approvato dal governo, il progetto era chiaro, sebbene privo di date o scadenze precise: ma quando il testo (non ancora “bollinato”, va detto, dalla Ragioneria generale dello Stato) ha iniziato a circolare dal pomeriggio di domenica, si è capito che l’esecutivo Meloni punta al tutto e subito, e cioè “a decorrere dal 1° gennaio 2026”.
Lo si legge all’articolo 30 del testo, che prosegue così: “Sono applicate una riduzione dell’accisa sulle benzine nella misura di 4,05 centesimi di euro per litro e un aumento, nella medesima misura, dell’accisa applicata al gasolio impiegato come carburante”.
Dietrofront dopo sette mesi
L’esecutivo, dunque, si è rimangiato tutto dopo appena sette mesi.
Il ministero dell’Economia stava lavorando da tempo al progetto di progressivo allineamento, stabilendo che dall’inizio del prossimo anno l’imposta sia la stessa per i due carburanti: 672,90 euro per mille litri. Dunque, prendendo a riferimento il prezzo medio alla pompa rilevato dal ministero dell’Ambiente il 13 ottobre scorso – 1,699 €/l per la benzina e 1,625 €/l per il diesel – se questa misura dovesse entrare in vigore oggi, a parità di prezzo della materia prima e di margine lordo per la filiera dei carburanti, la benzina scenderebbe a 1,649 €/l e il gasolio salirebbe a 1,675 €/l, sorpassando la “verde“.
In pratica, il costo del pieno di una vettura del segmento C con un serbatoio da 40 litri diminuirebbe da 67,96 a 65,96 euro per chi va a benzina e aumenterebbe da 65 a 67 euro per chi marcia a gasolio.
Fonte quattroruote.it di Mario Rossi
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