Domani a Sommatino il convegno “Un Mondo Diverso”. Dieci domande a Flavio Di Tavi, promotore dell’iniziativa.
- Flavio, perché hai voluto organizzare questo convegno?
Perché sentivo il bisogno di dare voce a chi troppo spesso non viene ascoltato. La disabilità non può essere soltanto raccontata: deve essere vissuta, ascoltata e compresa.
- Qual è il messaggio che vuoi lanciare?
Che non chiediamo compassione. Chiediamo diritti, dignità e pari opportunità.
- Cosa significa per te “Un Mondo Diverso”?
Significa costruire una società nella quale la diversità non sia considerata un limite, ma una parte della nostra comunità.
- Qual è oggi una delle difficoltà più grandi per una persona con disabilità?
Trovarsi davanti a barriere che spesso potrebbero essere eliminate. Una barriera architettonica può impedirti di entrare in un luogo; una barriera culturale può impedirti di sentirti parte della società.
- Perché è importante ascoltare direttamente le persone con disabilità?
Perché nessuno conosce meglio una difficoltà di chi la vive. Le decisioni che ci riguardano devono partire anche dalle nostre esperienze.
- Cosa chiedi alle istituzioni?
Chiedo ascolto, attenzione e soprattutto concretezza. I diritti non devono rimanere scritti sulla carta: devono diventare realtà nella vita quotidiana.
- Tu vivi personalmente la disabilità. Quanto ha influito sulla tua battaglia?
Moltissimo. La mia carrozzina è la mia libertà, sono le mie gambe. Mi permette di vivere, ma allo stesso tempo mi fa vedere ogni giorno gli ostacoli che ancora esistono.
- C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare?
Ci sono stati momenti difficili, ma non ho mai smesso di credere che valesse la pena lottare. Della mia disabilità ho cercato di tirare fuori il meglio delle mie abilità.
- Cosa vorresti che rimanesse dopo il convegno di domani?
Non soltanto una bella serata. Vorrei che rimanesse un impegno. Che dalle parole si passasse ai fatti e che le persone con disabilità continuassero a essere ascoltate anche dopo che si saranno spenti i microfoni.
- Qual è il tuo messaggio finale?
A chi vive una disabilità dico: non smettete di far sentire la vostra voce. E a chi non la vive dico: fermatevi ad ascoltare. Dietro ogni carrozzina c’è una persona, una storia, dei sogni e una vita.
La disabilità non è né di destra né di sinistra. È una questione di diritti. E finché avrò voce, continuerò a battermi perché quei diritti vengano rispettati.
—————————————–
Questo articolo è frutto di un lavoro di ricerca autonomo e gratuito. Se apprezzi la qualità e l’indipendenza della nostra informazione, puoi contribuire liberamente a sostenere questo nostro progetto editoriale con una donazione volontaria qui il link

Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratuitamente il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o
Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video, in tutte le sezioni del giornale,
non implica necessariamente la condivisione, totale o parziale, dei contenuti espressi. Gli elaborati
possono rappresentare opinioni, interpretazioni o ricostruzioni storiche anche di carattere soggettivo.
Le dichiarazioni riportate sono pertanto attribuibili esclusivamente all'autore e/o all'intervistato che
ha fornito il contenuto. L'obiettivo della testata è quello di offrire un'informazione ampia e pluralista,
divulgando notizie e approfondimenti di interesse pubblico.
In merito agli argomenti trattati, Caltanissetta401.it resta a disposizione degli interessati per la
pubblicazione di comunicati, precisazioni o eventuali repliche che verranno inviate alla redazione.
Invitiamo infine i lettori ad approfondire sempre i temi affrontati, consultando più fonti e formando
autonomamente il proprio giudizio.