Con tre soli posti in palio all’ARS, nel collegio di Caltanissetta si preannuncia una gara aperta. Nel centrodestra pesano le crepe in FdI nel capoluogo; nel centrosinistra la mappa dei candidati M5S si snoda tra Gela e i parlamentari uscenti.
A poco più di un anno dalle prossime elezioni regionali in Sicilia, nel collegio di Caltanissetta si mette in moto il tradizionale «toto-candidati». Benché le liste ufficiali siano ancora lontane dall’essere definite e i nomi circolino al momento soprattutto nelle stanze dei partiti e tra le municipalità locali, il quadro politico inizia già a delinearsi. E rispetto al 2022, la partita si preannuncia decisamente più incerta.
Il collegio nisseno assegna soltanto tre seggi all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Una dote ristretta che costringerà a una sfida ad alta intensità i tre poli principali del territorio: il capoluogo, Gela e l’area dell’entroterra (dalla Valle del Platani al Vallone). Il centrodestra sarà chiamato a gestire un’affollata competizione interna, mentre il centrosinistra dovrà strutturare una proposta unitaria per contendere almeno uno dei tre scranni.
Centrodestra: FdI tra Scuvera e Catania, ma pesa il vuoto di candidature a Caltanissetta
Nel centrodestra il punto fermo iniziale è rappresentato da Salvatore Scuvera. L’attuale deputato regionale di Fratelli d’Italia punta alla riconferma e figura oggi tra i profili più solidi della coalizione.
A contendere lo scettro interno c’è Giuseppe Catania, già parlamentare all’ARS ed esponente di riferimento del territorio di Mussomeli. Un’eventuale doppia candidatura Scuvera-Catania in FdI trasformerebbe la lista in un traino elettorale decisivo per l’intera coalizione, scatenando però una serratissima caccia al voto di preferenza.
Potrebbe candisarsi anche il sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, figlio di Daniela Faraoni ex assessore del governo Schifani: il suo nome rientra tra le opzioni forte e d’esperienza per la Lega nell’area dell’entroterra/Vallone, in un momento in cui il quadro normativo e politico sul terzo mandato per i sindaci rende incerta la sua posizione a livello comunale.
Tuttavia, l’assetto del partito della Meloni deve fare i conti con il vero e proprio terremoto politico a Caltanissetta città. Dopo l’uscita di scena e la sospensione dal partito del presidente del Consiglio comunale Gianluca Bruzzaniti e l’addio di altri esponenti di rilievo della compagine cittadina, FdI si trova ad affrontare una profonda crisi strutturale nel capoluogo. Una spaccatura che rischia di lasciare il partito del premier privo di un candidato espressione diretta della città di Caltanissetta, costringendolo a dipendere quasi esclusivamente dai bacini elettorali di Gela (con Scuvera) e del Vallone (con Catania).
Nel campo moderato si muove intanto la Nuova DC di Totò Cuffaro, che guarda al sindaco di Delia, Gianfilippo Bancheri, che ha aderio allo scudo crociato insieme alla consigliera nissena Matilde Falcone nel 2023. L’eventuale discesa in campo di Bancheri intercetterebbe il voto dell’entroterra in un bacino d’utenza prevalentemente centrista e cattolico.
Resta da decifrare la strategia dell’UDC, che pare abbia già individuato un candidato locale, oltre alle dinamiche dell’area autonomista (con il nome dell’assessore gelese Valeria Caci tra le opzioni sul tavolo).
M5S: l’enigma Di Paola e la rosa dei papabili tra Gambino, Damante e Lorefice
Nel campo progressista la chiave di volta resta Nuccio Di Paola. Il vicepresidente vicario dell’ARS e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle è tra i profili di punta della coalizione, ma la sua collocazione finale potrebbe non passare necessariamente dalla lista provinciale. Per Di Paola sono aperti diversi scenari: la candidatura alla Presidenza della Regione, una ricandidatura all’ARS o una corsa per il Parlamento nazionale.
Qualora Di Paola si spostasse su una competizione nazionale o sul listino della presidenza, il M5S nisseno aprirebbe una partita complessa per la leadership della lista provinciale:
L’ex sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino rappresenta l’opzione naturale o l’unico per blindare il consenso nella città capoluogo, intercettando anche il malcontento e le tensioni che attraversano il centrodestra locale.
Gela resta però una roccaforte storica del Movimento. Tra le opzioni di peso spiccano la senatrice Ketty Damante e il senatore Pietro Lorefice. Un loro eventuale coinvolgimento nella lista regionale garantirebbe una forte trazione elettorale sul litorale e nell’area sud della provincia.
Sullo sfondo resta anche la possibilità di schierare consiglieri comunali uscenti o amministratori locali dell’entroterra, necessari per garantire copertura capillare nei 22 Comuni della provincia.
Partito Democratico e l’incognita civica Petitto
Sul fronte del Partito Democratico, il nome più accreditato rimane quello di Giuseppe Di Cristina, assessore comunale a Gela e già candidato nel 2022. Il PD punta a riscattare il seggio perso nella scorsa tornata elettorale, ma l’assetto definitivo dipenderà dall’evoluzione delle trattative per il “campo largo” con il M5S.
A sparigliare i giochi potrebbe essere la neo fornmazione di Progetto Civico, fondato dall’assessore romano Alessandro Onorato. A Gela torna in campoa anche Miguel Donegani, di PeR – Progressisti e Rinnovatori, che ha recentemente legato il suo movimento locale a Controcorrente, guidato da Ismaele La Vardera, e alla federazione con la rete nazionale Progetto Civico Italia, mentre nel capoluogo potrebbe correre Annalisa Petitto.
La consigliera comunale di Caltanissetta, forte del 47,64% ottenuto al ballottaggio nel 2024, ha sposato il progetto di Progetto Civico. Il consenso personale accumulato dalla Petitto rappresenta una variabile trasversale in grado di attrarre voti sia dall’area progressista che dall’elettorato scontento del centrodestra.
Rimangono infine sullo sfondo le possibili liste civiche gelesi pronte a federarsi con Sud Chiama Nord di Cateno De Luca.
Il rischio isolamento per Caltanissetta: il rebus Mancuso, le carte di FI e il peso delle preferenze
Al di là dei singoli posizionamenti, il dato politico più allarmante per il capoluogo riguarda il concreto rischio che la città di Caltanissetta si ritrovi priva di un proprio deputato a Palazzo dei Normanni nella prossima legislatura.
A pesare in maniera determinante è la posizione politica e giudiziaria dell’ex deputato regionale Michele Mancuso. Finito al centro di un’inchiesta giudiziaria per corruzione, l’esponente di Forza Italia è stato colpito da misura cautelare. Allo stato attuale, una sua eventuale ricandidatura appare estremamente improbabile.
Dal punto di vista legale e normativo, infatti, l’entrata in vigore delle ostatività previste dalla Legge Severino scatta in presenza di una condanna (anche non definitiva) o in caso di persistenza di misure cautelari limitative della libertà personale. Ma prima ancora del vincolo giuridico, esiste un chiaro scoglio d’opportunità politica e di codice etico interno ai partiti che preclude, nei fatti, il reinserimento nelle liste elettorali senza un completo, tempestivo e definitivo proscioglimento/assoluzione in sede processuale.
Senza l’incastro Mancuso e con una Fratelli d’Italia azzerata sul capoluogo dopo le vicende di Bruzzaniti e gli addii dei consiglieri comunale, per il centrodestra nisseno si aprono scenari alternativi nel capoluogo.
In Forza Italia, i nomi capaci di competere in città non mancano: da una parte figura l’attuale sindaco Walter Tesauro, profilo d’area azzurra dotato di forte visibilità ma la cui eventuale discesa in campo all’ARS comporterebbe valutazioni di opportunità rispetto al mandato amministrativo in corso; dall’altra c’è Gianluca Miccichè, ex assessore e deputato regionale oggi consigliere comunale, dotato di un bacino personale consolidato nel capoluogo.
Nella Lega, invece, la ricerca è orientata su consiglieri comunali uscenti del capoluogo da affiancare ai candidati dell’entroterra, mentre nell’area della destra identitaria si fa strada la curiosità attorno a Futuro Nazionale, il movimento legato a Roberto Vannacci, che nei primi comitati locali sta aggregando esponenti del civismo e delle forze dell’ordine scontenti dei partiti tradizionali.
Tuttavia, con Gela pronta a fare il pieno di voti, spingendo profili come Scuvera, Di Cristina o la coppia Damante-Lorefice, e il Vallone rappresentato da figure radicate come Catania o Bancheri, il capoluogo rischia di frammentare eccessivamente il proprio voto tra opzioni civiche, centriste e candidati d’area, finendo alla fine di portare voti ai candidati gelesi. Se il consenso cittadino dovesse disperdersi tra troppi rivoli, i tre seggi a disposizione finirebbero inevitabilmente fuori dai confini di Caltanissetta, lasciando la città capoluogo senza una voce diretta a Palermo con tutte le conseguenze ben immaginabili. Ad Maiora
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