Von der Leyen si rende conto che i prezzi dell’elettricità in Ue sono strutturalmente troppo alti. Ma la sua ricetta sembra confusa
Finalmente se ne è accorta anche Ursula von der Leyen: “I prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo elevati”. La presidente della Commissione europea decide finalmente di affrontare la questione energetica, ma il ritardo resta. E anche le soluzioni proposte sembrano tutt’altro che efficienti.
Il grande rimpianto per von der Leyen riguarda il nucleare, ma al di là di questo nelle sue parole non c’è una strategia efficace per provare a incentivare davvero la transizione. Anzi, anche il piano presentato dalla Commissione si affida molto alla volontà dei singoli Stati membri, con poco di concreto per i cittadini, almeno nell’immediato.
Von der Leyen si accorge dei prezzi energetici troppo alti
La presidente della Commissione Ue, quindi, parla di prezzi “strutturalmente” troppo alti e ricorda invece che l’elettricità a prezzi accessibili è essenziale “non solo per il costo della vita dei nostri cittadini, ma è anche determinante per la competitività delle industrie”.
Il problema sottolineato da von der Leyen è che l’Ue dipende “completamente” dalle importazioni di fossili che sono “costose e volatili”. E la crisi in Medio Oriente “ci ricorda in modo crudo le vulnerabilità che ciò comporta”, come dimostrato anche dall’immediato rialzo dei prezzi energetici degli ultimi giorni.
Tante parole, poche soluzioni concrete
Eppure, von der Leyen si focalizza su un solo elemento, ignorando diversi aspetti, a partire da quelli relativi alle rinnovabili. La presidente della Commissione Ue, infatti, ricorda che nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, mentre quella percentuale oggi è scesa al 15%. Questa scelta sarebbe stata un “errore strategico”, secondo von der Leyen.
Solo a questo punto, la presidente della Commissione ricorda il ruolo delle energie rinnovabili nella transizione, sostenendo che debbano essere fondamentali insieme proprio al nucleare. La soluzione però non c’è. Soluzione che dovrebbe arrivare dal pacchetto energia presentato a Strasburgo, ma che non sembra poter avere un impatto immediato sui costi energetici, considerando che riguarda principalmente dei suggerimenti per gli Stati membri.
Il pacchetto per ridurre le bollette contiene infatti delle raccomandazioni per i governi nazionali, chiedendo di permettere cambi di fornitore più rapidi, contratti flessibili, sgravi di tasse e oneri sulle bollette elettriche e maggiore trasparenza nelle informazioni sui contratti e sulle fatture. Si raccomanda anche un’accelerazione sulle rinnovabili, ma anche qui restiamo nel campo dei consigli.
Il punto di partenza è però fondamentale: tasse e oneri sull’elettricità pesano per il circa il 25% del prezzo per le famiglie. E per questo l’invito agli Stati membri è quello di tagliare queste voci. Intanto, però, la Commissione rallenta su un ipotetico intervento contro la crisi energetica, considerando che la situazione non sarebbe grave come quella del 2022, secondo l’esecutivo Ue.
Fonte lanotiziagiornale.it di Dario Conti
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