Un’improvvisa ondata di attacchi incrociati fa vacillare la tregua e riaccende il conflitto tra Washington e la Repubblica Islamica. Sotto tiro le installazioni militari alleate nella regione. Continuano i raid israeliani nel sud del Libano.
Torna a salire drammaticamente la tensione nel teatro mediorientale. Nelle ultime ore, una nuova e massiccia ondata di bombardamenti condotti dagli Stati Uniti ha preso di mira il territorio iraniano, innescando l’immediata e violenta controrisposta di Teheran. La Repubblica Islamica ha reagito prendendo di mira le infrastrutture militari americane dislocate nel Golfo Persico, facendo scattare lo stato di massima allerta in Kuwait e in Bahrein.
L’attacco statunitense e la fine della tregua
L’operazione aerea ordinata dal presidente americano Donald Trump ha colpito obiettivi strategici nel sud dell’Iran e nell’area nevralgica dello Stretto di Hormuz, prendendo di mira nello specifico depositi di missili, droni d’attacco e stazioni radar di sorveglianza. Secondo le dichiarazioni giunte da Washington, l’azione si è resa necessaria a seguito delle ripetute provocazioni iraniane contro le rotte commerciali e il naviglio internazionale nella regione. “La tregua è finita”, ha ammonito duramente il capo della Casa Bianca, minacciando di utilizzare appieno la forza militare per neutralizzare le minacce di Teheran.
La rappresaglia dei Pasdaran nel Golfo
La replica di Teheran non si è fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione (i Pasdaran) hanno annunciato il lancio di uno sciame di droni e missili balistici contro oltre ottanta installazioni militari e basi logistiche degli Stati Uniti situate in Kuwait e in Bahrein.
Nei cieli del Kuwait la difesa aerea è entrata in funzione intercettando diversi vettori diretti verso le installazioni statunitensi, mentre in Bahrein sono scattate le sirene d’allarme che hanno costretto la popolazione e il personale militare a raggiungere i rifugi sicuri. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha rivendicato l’azione definendo i raid statunitensi “una flagrante violazione dei memorandum d’intesa” e avvertendo che l’era delle pressioni unilaterali contro l’Iran è definitivamente conclusa.
Riflessi in Libano e a Gaza
Parallelamente allo scontro diretto sull’asse Washington-Teheran, non si placa la violenza sugli altri fronti caldi della regione. Nelle stesse ore, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno condotto nuovi attacchi aerei nel Libano meridionale, in particolare a ridosso della linea di sicurezza nei pressi delle municipalità di Deir Siryan e Taybeh. Il raid giunge in un momento di estrema fragilità politica per Beirut, impegnata nel tentativo di preservare l’accordo quadro siglato con Israele, costantemente minacciato dalle attività dei movimenti sciiti filoiraniani.
Le reazioni internazionali
La comunità internazionale guarda con profonda apprensione a questa nuova e repentina fiammata bellica che rischia di inghiottire l’intera regione. Il ministro degli Esteri italiano ha espresso la più ferma condanna per i bombardamenti iraniani che hanno colpito Bahrein e Kuwait, ribadendo la piena solidarietà ai governi del Golfo e lanciando un appello accorato per fermare una spirale di escalation che appare sempre più fuori controllo. Il Bahrein ha formalmente richiesto un’azione diplomatica e di sicurezza internazionale urgente per arginare le ripetute aggressioni e stabilizzare l’area dello Stretto di Hormuz.
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