La tensione tra Washington e Teheran raggiunge il punto di rottura dopo l’abbordaggio della nave “Touska”. Il prezzo del petrolio vola oltre i 96 dollari e i negoziati di Islamabad sono sull’orlo del collasso.
Il Blitz nel Golfo dell’Oman
Nella notte, le forze navali statunitensi hanno intercettato e preso il controllo della nave cargo iraniana Touska. Secondo quanto riferito dal Pentagono e confermato via social dal presidente Donald Trump, il cacciatorpediniere USS Spruance ha aperto il fuoco contro la sala macchine dell’imbarcazione dopo che l’equipaggio si era rifiutato di interrompere la navigazione.
“L’imbarcazione resta sotto il nostro controllo,” ha dichiarato il Comando Centrale USA, diffondendo i video del sequestro mentre la nave tentava di forzare il blocco navale nello Stretto di Hormuz.
Reazioni e Minacce: “Risponderemo presto”
La replica di Teheran non si è fatta attendere. Lo Stato Maggiore iraniano ha definito l’operazione un atto di “pirateria armata” e una palese violazione del cessate il fuoco (in scadenza il 22 aprile). I Pasdaran hanno promesso una rappresaglia immediata contro l’esercito americano, congelando di fatto ogni apertura diplomatica.
Le conseguenze immediate:
- Petrolio in fiamme: Il Brent ha registrato un’impennata del 7,3%, toccando quota 96,94 dollari al barile.
- Stallo diplomatico: La delegazione USA guidata da J.D. Vance è già a Islamabad, ma l’Iran ha dichiarato che non si siederà al tavolo finché il blocco navale rimarrà attivo.
- Crisi di fiducia: Il regime di Mojtaba Khamenei sospetta che l’offerta di pace di Trump sia solo una manovra di copertura per un imminente attacco a sorpresa.
Negoziati al bivio: il “metodo Trump”
Il muro contro muro tra le due potenze mette a rischio il secondo round negoziale in Pakistan. Da un lato, Trump prosegue con la strategia della massima pressione, dichiarando di voler raggiungere la pace “in un modo o nell’altro” e minacciando azioni militari distruttive in caso di rifiuto delle proposte americane.
Dall’altro, l’Iran non accetta le condizioni giudicate “irragionevoli” dell’amministrazione USA. Il fulcro della disputa resta lo Stretto di Hormuz, arteria vitale dove transita oltre il 30% del greggio mondiale. Nonostante gli accordi preliminari prevedessero la libera navigazione in cambio della tregua, il mantenimento del blocco navale da parte di Washington ha spinto i Pasdaran a chiudere nuovamente il passaggio, innescando la scintilla dello scontro odierno.
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