MOSCA – Il livello dello scontro verbale e geopolitico tra la Russia e i Paesi della Nato tocca un nuovo picco di tensione. Nel mirino del Cremlino finisce questa volta la Polonia, accusata direttamente da Mosca di aver strutturato sul proprio territorio una vera e propria filiera industriale finalizzata alla fornitura di droni militari a favore delle forze armate ucraine. Una condotta che, secondo la presidenza russa, espone Varsavia a gravissimi rischi per la stabilità nazionale.
L’affondo di Peskov: “Varsavia farebbe bene a riflettere”
A lanciare l’avvertimento formale è stato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha delineato uno scenario inquietante. “Sul territorio polacco è stata messa a punto la produzione di droni destinati all’Ucraina” ha dichiarato Peskov, definendo la presenza di queste fabbriche come “un dato di fatto” ampiamente monitorato dall’intelligence russa.
Il portavoce ha poi ricordato come il Ministero della Difesa di Mosca abbia già provveduto a stilare e mappare un elenco dettagliato delle imprese e delle relative sedi logistiche dislocate nei vari Paesi europei a supporto dell’Ucraina. Nel commentare le indiscrezioni dei media occidentali circa un ipotetico attacco militare russo alla Polonia – bollate inizialmente come “racconti horror” – Peskov ha comunque riservato parole durissime e dal chiaro sapore intimidatorio nei confronti del governo di Varsavia: “Che in Polonia vi siano molte imprese che producono droni lanciati contro di noi e contro i nostri militari non ha nulla di buono. In ogni caso, Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza”.
La replica polacca e l’ombra del vertice Nato di Ankara
La reazione della Polonia non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, ha respinto con fermezza le intimidazioni russe, definendo un eventuale attacco di Mosca contro le infrastrutture critiche polacche o le sue difese come un atto “imprudente e folle”, concepito solo per mettere alla prova l’unione e la compattezza dell’Alleanza Atlantica.
Secondo fonti diplomatiche, i timori legati a possibili raid aerei non convenzionali o attacchi cibernetici e di droni russi contro infrastrutture civili ed energetiche nell’Est Europa saranno uno dei temi cruciali al centro del prossimo vertice Nato di Ankara. L’obiettivo della Polonia e dei partner occidentali resta quello di blindare i confini orientali, esercitando una deterrenza forte e coordinata contro i tentativi di destabilizzazione di Mosca.
Diplomazia in stallo e l’asse Zelensky-Macron
Mentre il Cremlino soffia sul fuoco delle minacce ai confini europei, la diplomazia internazionale tenta faticosamente di mantenere aperti i canali di comunicazione, sebbene le prospettive di una mediazione appaiano complesse. Da una parte Mosca dichiara di restare “aperta a una soluzione politica” che tenga però conto degli insindacabili parametri geopolitici russi, auspicando al contempo che l’Unione Europea “non riesca a vanificare completamente le prospettive dei colloqui”.
Dall’altra, Kiev insiste sulla necessità di un coinvolgimento totale e compatto dei leader europei nel processo negoziale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato di aver avuto un lungo e dettagliato colloquio telefonico con l’omologo francese Emmanuel Macron. “Ho parlato con il Presidente della Francia” ha scritto Zelensky su X. “Emmanuel conosce chiaramente tutti i dettagli sulle prospettive diplomatiche attuali. Abbiamo discusso delle nostre capacità di risposta, della protezione delle vite umane e della necessità di ulteriori sistemi di difesa aerea. Contiamo molto su decisioni forti”.
L’impressione, tuttavia, è che l’afflusso continuo di sistemi d’arma e la nascita di hub produttivi di droni a ridosso dei confini del conflitto abbiano ormai trasformato lo scenario in quella che lo stesso Cremlino definisce ormai, senza più filtri diplomatici, una “guerra vera” e diretta contro l’Occidente.
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