Oltre 700 i voli cancellati o dirottati in sei giorni di emergenza. Passeggeri bloccati nei terminal e scalo di Comiso saturo: torna al centro del dibattito la vulnerabilità dei trasporti nell’isola.
Non si ferma la paralisi dei cieli della Sicilia orientale. A causa della prolungata attività eruttiva dell’Etna e della conseguente pioggia di ceneri vulcaniche, l’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania-Fontanarossa rimarrà chiuso almeno fino alle ore 16:00 di giovedì 13 agosto. La decisione è stata comunicata dalla SAC, la società di gestione dello scalo, al termine dell’ennesima riunione dell’unità di crisi.
Quello di giovedì sarà il sesto giorno consecutivo di pesanti disagi per il traffico aereo siciliano, giunto proprio nel pieno del picco turistico estivo. Le nubi di cenere e il deposito di materiale piroclastico sulle piste e nello spazio aereo circostante rendono impossibile garantire i requisiti minimi di sicurezza per decolli e atterraggi.
Il bilancio dell’emergenza: 700 voli coinvolti
I numeri scattati tra l’8 e l’11 agosto delineano un quadro critico per la mobilità dell’isola:
- Circa 700 voli impattati in soli quattro giorni;
- 450 cancellazioni dirette;
- 250 voli riprogrammati o dirottati su altri aeroporti siciliani.
Tra gli scali alternativi, il carico maggiore è gravato sull’aeroporto di Comiso, gestito anch’esso dalla SAC. Lo scalo ragusano — a circa 100 chilometri da Catania — ha assorbito oltre un centinaio di voli dirottati. Tuttavia, dopo aver subito a sua volta una temporanea chiusura prima della riapertura di mercoledì mattina, Comiso ha mostrato tutti i limiti di una struttura di dimensioni contenute, incapace di sostenere da sola l’intero volume di traffico solitamente gestito da Fontanarossa.
Odissea nei terminal e navette d’emergenza
All’interno dell’aeroporto di Catania la situazione rimane complessa. Centinaia di passeggeri sono stati costretti a trascorrere le giornate e le notti all’interno dei terminal, accampati in attesa di aggiornamenti da parte dei vettori.
Per limitare i disagi, diverse compagnie aeree hanno allestito servizi di autobus navetta per trasferire i viaggiatori verso gli scali di Comiso, Palermo o Trapani. Ciononostante, le lunghe attese, la mancanza di alloggi disponibili nella zona e l’incertezza sui tempi di ripartenza continuano a creare forti proteste e disservizi.
Nodo infrastrutturale: nodi mai sciolti e soluzioni di lungo periodo
I recenti eventi ripropongono con urgenza il tema della vulnerabilità del sistema dei trasporti siciliano di fronte ai fenomeni vulcanici dell’Etna, ormai ricorrenti.
Se da un lato torna periodicamente in auge l’ipotesi di costruire un nuovo Hub aeroportuale nel centro della Sicilia o di potenziare stabilmente lo scalo di Comiso, esperti del settore e analisti sottolineano come la priorità immediata debba essere un’altra: l’intermodalità.
Il vero punto debole risiede nella rete di collegamento di terra. Senza un’infrastruttura stradale e ferroviaria moderna, ad alta capacità e rapidamente azionabile per unire gli aeroporti di Catania, Comiso, Palermo e Trapani, ogni blocco dell’Etna continuerà a tradursi in un collo di bottiglia per l’intera regione.
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