Mancano pochissimi giorni alle celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica, ma la Capitale si ritrova immersa in uno scenario a metà tra la tragicommedia felliniana e l’intrigo giudiziario. Nel giro di poche ore, due distinte vicende hanno gettato un’ombra pesante sulla macchina organizzativa della parata del 2 giugno, gestita dai vertici militari: da un lato, il clamoroso incidente dei trenta cavalli fuggiti nella notte per le strade del quadrante sud; dall’altro, un ricorso d’urgenza al Tar del Lazio che ipotizza tribune “fuorilegge” e disegni tecnici falsificati per l’appalto milionario dei Fori Imperiali.
Il rito dei “botti” finisce in delirio: 5 feriti e un cavallo abbattuto
Tutto è iniziato nella serata di venerdì, al termine delle prove generali. Secondo quanto ricostruito, in via delle Terme di Caracalla è andato in scena un “rito scaramantico” del tutto ufficioso ma storicamente tollerato da diverse forze dell’ordine e corpi d’armata (tra cui Esercito, Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Polizia Locale): l’accensione di una batteria di fuochi d’artificio alla vigilia dell’evento.
Qualcosa, però, è andato drammaticamente storto. Nonostante il materiale pirotecnico si trovasse a circa 200 metri dai box, i mortai – accesi da un giovane vigile urbano – hanno scatenato il panico tra gli animali. Una trentina di equini, spaventati a morte dalle esplosioni, ha disarcionato i cavalieri dando vita a una fuga collettiva durata quasi 10 chilometri lungo la via Cristoforo Colombo, fino all’EUR.
Il bilancio finale è pesante: cinque feriti tra i militari (di cui due giovani donne e un uomo dei Lancieri di Montebello, e un carabiniere ricoverato al Celio), una decina di auto danneggiate e quindici cavalli feriti. Per uno di loro, purtroppo, le lesioni si sono rivelate talmente gravi da renderne necessario l’abbattimento.
Mentre i Carabinieri della compagnia Roma Centro e la Polizia Locale indagano visionando le telecamere di sorveglianza – con un primo fascicolo già trasmesso alla Procura per lesioni e danneggiamento –, esplode il caso politico e di comando. Mario De Sclavis, capo della Polizia locale di Roma, è intervenuto duramente al Tg1 definendo l’accaduto “una usanza, più che una vera tradizione” e assicurando che il Corpo accerterà formalmente le responsabilità interne senza fare sconti a nessuno.
Guerra di carta ai Fori Imperiali: l’ombra dei disegni falsati sulle tribune
Mentre l’EUR contava i danni della folle corsa dei cavalli, un altro fronte, altrettanto turbolento, si apriva sulla carpenteria metallica dei Fori Imperiali, l’arena principale della sfilata. Un appalto da oltre 1,4 milioni di euro per l’allestimento di 28 tribune è finito al centro di un esposto urgente al Tar del Lazio, che ha rischiato di bloccare l’intera manifestazione (salvata solo dalla fissazione dell’udienza di merito al prossimo 17 giugno).
A presentare il ricorso è stata la Gam-Tecno Hub-Clarin, il raggruppamento giunto secondo nella gara gestita dall’Ottavo Reparto Infrastrutture dell’Esercito. L’accusa rivolta ai vincitori (l’Ati Metalsystem-Schina) è pesante: aver presentato disegni tecnici “falsati” delle tribune (modello Ceta M10) per far apparire la loro profondità entro il limite massimo di 7 metri previsto dal bando. Carte alla mano, secondo i ricorrenti, l’ingombro reale sfiorerebbe invece gli 8,20 metri. Barando sulle misure, i vincitori avrebbero così ottenuto il massimo punteggio, “guadagnando” illecitamente file e migliaia di posti a sedere a discapito della sicurezza pubblica.
Per far rientrare le strutture nei parametri del bando, gli spazi vitali tra i sedili sarebbero stati ridotti ad appena 24,5 centimetri rispetto ai 35 previsti per legge, con il rischio che i pilastri posteriori finiscano per cadere in mezzo alla folla, compromettendo le vie di deflusso in caso di evacuazione. Un pericolo denunciato pubblicamente anche dall’ingegnere Paolo Riparbelli, storico realizzatore degli allestimenti per i palchi papali e delle passate edizioni della parata: “Vi stanno fregando”, avrebbe avvertito i vertici militari prima di consegnare i disegni originali di fabbrica.
Dubbi sulla sicurezza e ricorsi in Procura
La Commissione Giudicatrice, in un documento di “controdeduzioni”, ha ammesso la “quasi illeggibilità della documentazione tecnica allegata” dai vincitori, ma anziché annullare la gara ha scelto di sanare la situazione misurando le sole “sedute” ed escludendo i corridoi di deflusso. Una decisione che i ricorrenti definiscono una “forzatura progettuale per adattare le regole in corsa pur di non bloccare l’evento”, esponendo il pubblico a potenziali rischi.
A peggiorare il quadro burocratico vi sarebbe anche l’assenza, in capo ai vincitori, del corretto codice Ateco per l’allestimento di spettacoli (risulterebbero registrati come “serramenti”) e il ricorso a una ditta di vigilanza sprovvista di autorizzazione prefettizia. I tecnici dell’Ati sconfitta hanno già annunciato il deposito di una formale denuncia penale in Procura.
Tra video social che mostrano operai correre sui ponteggi sospesi senza apparenti protezioni e indagini balistiche sui fuochi d’artificio illegali, la vigilia del 2 giugno romano si trasforma in un complicato puzzle di responsabilità civili, penali e militari.
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