50 milioni ai partiti, 20 al presidente Galvagno e 10 alla presidenza della commissione Bilancio
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, si prepara ad affrontare un cruciale vertice di maggioranza martedì a Palazzo d’Orleans. L’obiettivo è “sminare il terreno” e blindare la manovra finanziaria, sempre più appesantita da frizioni politiche e dall’ombra dei “franchi tiratori”.
Il messaggio di Schifani è un “appello alla coesione” per evitare che norme delicate finiscano bocciate con il voto segreto.
Ma la coesione, come spesso accade in politica, ha un prezzo: quello di un sostanzioso “tesoretto” inserito nella finanziaria.
L’ossatura della manovra è sotto pressione su diversi fronti:
Precariato e Forestali: Un nodo centrale è la richiesta di aumentare a 36 le ore per i Pip assunti in Sas e l’intervento per i precari degli enti locali (spinti da Fratelli d’Italia). Queste misure richiedono uno sforzo da 50 milioni di euro (30 solo per i Pip). In bilico c’è anche la norma da 41 milioni per aumentare le giornate lavorative dei Forestali. Questa, in particolare, è vista come un successo politico del vicepresidente della Regione, il leghista Luca Sammartino, alimentando le tensioni con Fratelli d’Italia e Mpa, già emerse durante l’ultimo assestamento di bilancio. Sommando le norme per i forestali, le stabilizzazioni all’Esa e le assicurazioni per gli agricoltori, Sammartino può intestarsi provvedimenti per oltre 50 milioni, un quarto dell’intera manovra.
Cefpas e Sanità: Suscitano imbarazzo i 6 milioni stanziati per il Cefpas, una norma che pochi si sentono di difendere a seguito dell’inchiesta della Procura di Palermo legata all’ente. A rischio c’è anche l’articolo sul “sovra Cup” della Sanità.
“Vietnam” sulle Riserve: Cresce il malumore per la quantità di riserve, somme vincolate per specifiche finalità comunali, definite da un big della maggioranza come “esagerate”. Irrisolta, infine, la vicenda delle “Super Zes”, mai approvate dall’Ars.
L’Affare del “Territorio”: 80 Milioni per la Coesione
Il passaggio più controverso e costoso della manovra riguarda gli stanziamenti destinati a mantenere la pace tra i deputati. Nei corridoi dell’Ars circolano cifre precise:
50 milioni beneficiari i partiti e i gruppi parlamentari, somme destinate a coprire gli emendamenti “territoriali.
20 milioni andrebbero alla Presidenza dell’Ars per gestire i rapporti politici di Sala d’Ercole.
10 milioni alla presidenza della Commissione bilancio. Totale 80 milioni
Questo “tesoretto” da oltre 80 milioni è al centro di uno scontro sul metodo. I gruppi spingono per il classico maxiemendamento, ma si fa strada l’idea, che spaventa i parlamentari, di appostare la somma sull’assessorato alle Infrastrutture, guidato da Alessandro Aricò, e rimandare l’utilizzo a un successivo disegno di legge specifico. “E se poi quella legge non si fa?” è il timore diffuso tra chi non vuole perdere l’impegno per il proprio collegio.
Questo perché la finanziariaè passata dai 28 articoli originari ai circa 100 del testo approvato in commissione.
L’Incognita De Luca: Opportunismo o Strategia?
Ad agitare le acque della maggioranza è anche la figura del quasi-oppositore Cateno De Luca. Nonostante la recente mozione di sfiducia a Schifani, il leader di Sud chiama Nord ha scelto di non unirsi all’Aventino di Pd e M5S in commissione Bilancio, restando invece a esaminare il testo.
Questa mossa strategica sembra aver favorito l’approvazione di norme targate Sud chiama Nord per ben 16 milioni di euro. Un risultato che ha scatenato la frustrazione interna alla maggioranza: “Io sono stato leale e ho avuto poco o nulla, mentre lui che ci ha sfiduciato, porta a casa tutti quei milioni”, si lamenta un parlamentare.
Qualcuno nella maggioranza a bassa voce sussurra: «Io sono stato leale, ho votato a favore e ho ricevuto poco o nulla, mentre lui che ha votato la sfiducia, porta a casa tutti quei milioni».
Il vertice di martedì a Palazzo d’Orleans dovrà non solo approvare la finanziaria, ma anche ristabilire una gerarchia di lealtà e interessi, dimostrando se Schifani sarà in grado di gestire i pesanti costi della “coesione”.