Il dibattito sul suicidio assistito subisce l’ennesima e radicale battuta d’arresto a Palazzo Madama.
Con un voto procedurale che spacca l’Aula, il centrodestra approva la richiesta di sospensiva e decide il ritorno del testo in Commissione Affari Sociali e Giustizia.
Insorgono le opposizioni, che denunciano l’affossamento definitivo di una legge attesa da anni, mentre la maggioranza difende la scelta parlando di necessario approfondimento tecnico sui dispositivi medici.
Il copione, per molti versi già prefigurato dai corridoi parlamentari, si è tradotto in realtà nel pomeriggio del 3
giugno 2026. L’Aula del Senato ha approvato, con 88 voti favorevoli e 59 contrari, la questione sospensiva presentata dalla maggioranza di centrodestra sul disegno di legge volto a regolamentare il fine vita (noto come ddl Bazoli, dal nome del senatore del Partito Democratico che lo ha promosso e sostenuto in maniera unitaria da tutte le minoranze).
La decisione comporta lo stop immediato dell’esame del testo in Assemblea e il suo conseguente ritorno nelle commissioni competenti. Un passaggio tecnico che, secondo i partiti d’opposizione, equivale nei fatti a un
“seppellimento definitivo” del provvedimento a causa delle tempistiche ristrette della legislatura.
A spingere per il rinvio è stata soprattutto l’iniziativa di Forza Italia, alla quale si sono allineati gli alleati di Fratelli
d’Italia e Lega. Ufficialmente, la maggioranza rivendica l’esigenza di approfondire questioni mediche e operative
estremamente delicate, emerse anche durante le ultime audizioni svoltesi in giornata con l’Istituto Superiore di
Sanità (Iss) e il Cnr.
Il punto di frizione principale si concentra sui dispositivi tecnologici per l’autosomministrazione dei farmaci letali, essenziali per consentire l’accesso alla procedura anche a pazienti con mobilità ridotta o affetti da gravissime patologie neurodegenerative che mantengono solo minimi movimenti (come il solo battito delle palpebre o il controllo oculare). Per il centrodestra, l’attuale impianto normativo rischia di creare iniquità o carenze di sicurezza clinica che richiedono ulteriori emendamenti.
La votazione sulla richiesta di sospensiva presentata dal centrodestra per bloccare l’iter in Aula e riaprire il confronto in commissione ha registrato i seguenti numeri:
SÌ (A favore del rinvio) 88 Centrodestra (FdI, FI, Lega, NM)
NO (Contrari al rinvio) 59 Opposizioni (PD, M5S, Avs, Az, IV)
Astenuti 0
Dura la reazione delle minoranze, che accusano il centrodestra di ipocrisia e di voler fuggire dal merito del dibattito
etico. Secondo Alfredo Bazoli (PD), il rinvio è un espediente per nascondere le profonde divisioni interne alla maggioranza: se sul voto procedurale la destra si è presentata compatta con i suoi 88 sì, l’esame dei singoli
emendamenti in Aula avrebbe introdotto il voto segreto, esponendo la coalizione di governo al rischio di franchi
tiratori, specialmente tra le fila più moderate di Forza Italia.
“Manca circa un anno al termine naturale della legislatura, cosa si torna a fare in commissione? Questa
era l’ultima finestra utile per dare una risposta di civiltà al Paese. Così si prende in giro la cittadinanza e
si seppellisce definitivamente la legge.”, Alfredo Bazoli, Senatore del Partito Democratico.
A rincarare la dose è la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha definito “vergognoso e indegno”
l’atteggiamento della destra. Schlein ha ricordato che proprio nelle stesse ore una donna triestina, malata terminale,
ha dovuto recarsi in Svizzera per poter esercitare il proprio diritto a morire dignitosamente, sottolineando l’enorme
scollamento tra l’immobilismo del Palazzo e la realtà sociale del Paese.
Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nelle scorse settimane aveva mediato in sede di capigruppo per garantire l’approdo del testo in Aula entro il 3 giugno, si è smarcato politicamente dal verdetto, richiamando la sovranità dell’Assemblea. “Io il mio lavoro l’ho fatto, convincendo tutti che fosse corretto portarlo in Aula”, ha commentato a caldo. “Poi la democrazia è questa, e non posso rammaricarmi per una decisione legittima presa dal Senato”.
Ora l’orizzonte temporale si sposta al 9 giugno, termine ultimo entro cui dovrebbero essere presentati i nuovi
emendamenti in Commissione da parte di Forza Italia per rimodulare il testo “Zanettin-Zullo” (la proposta Focus Politico – Il dibattito parlamentare sul Fine Vita 2 alternativa della maggioranza).
Tuttavia, lo spettro del definitivo stallo legislativo appare concreto: senza un accordo trasversale, la discussione sul fine vita rischia di rimanere congelata in commissione per il resto della legislatura, lasciando che a colmare il vuoto normativo siano ancora una volta le sentenze dei tribunali e della Corte Costituzionale.
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