Il dibattito sul finanziamento pubblico all’editoria torna a infiammarsi in Italia. Se da un lato l’esecutivo rafforza i sostegni economici al settore per contrastare l’aumento dei costi di produzione e tutelare il pluralismo, dall’altro cresce la mobilitazione della società civile che chiede di azzerare i contributi diretti attraverso lo strumento del referendum abrogativo.
Le Cifre: quanto costano i giornali ai contribuenti?
I dati ufficiali del Dipartimento per l’informazione e l’editoria mostrano un trend in crescita: i contributi diretti complessivi sono saliti dai 95,6 milioni di euro del 2023 ai 104,8 milioni di euro stanziati per il 2024.
La Manovra finanziaria, inoltre, ha blindato il settore con ulteriori stanziamenti: 82 milioni di euro per il 2025, a cui si aggiunge una proposta di incremento di 125 milioni di euro per il 2026 e altri 60 milioni annui previsti per il triennio 2026-2028.
Chi riceve i finanziamenti diretti?
La legge prevede l’erogazione di fondi a categorie specifiche: cooperative di giornalisti, enti senza fini di lucro e testate espressione di minoranze linguistiche. I grandi quotidiani tradizionali (come Corriere della Sera o La Repubblica) beneficiano invece di altre forme di supporto indiretto o fondi straordinari per l’innovazione e le copie vendute.
Di seguito la classifica delle prime 15 testate per volume di contributo totale assegnato (saldo relativo all’anno di contribuzione più recente):
| Testata | Contributo Totale Assegnato | Tipologia / Area di Riferimento |
| Dolomiten | 6.176.996,03 € | Quotidiano in lingua tedesca (Bolzano) |
| Famiglia Cristiana | 6.000.000,00 € | Periodico cattolico (Ed. San Paolo) |
| Avvenire | 5.545.649,27 € | Quotidiano cattolico (CEI) |
| Libero | 5.407.119,97 € | Quotidiano d’opinione nazionale |
| ItaliaOggi | 4.062.533,95 € | Quotidiano economico-giuridico |
| Il Quotidiano del Sud | 3.696.160,87 € | Informazione locale e meridionale |
| Libertà | 3.518.184,92 € | Storico quotidiano locale di Piacenza |
| Gazzetta del Sud | 3.314.913,71 € | Informazione locale (Sicilia/Calabria) |
| Il manifesto | 3.257.867,63 € | Cooperativa giornalistica di sinistra |
| La Gazzetta del Mezzogiorno | 2.432.845,24 € | Storica testata pugliese |
| Corriere Romagna | 2.218.356,97 € | Informazione locale |
| CronacaQui.it | 2.207.300,07 € | Informazione locale e digitale (Torino) |
| Il Foglio | 2.090.200,90 € | Quotidiano d’opinione fondato da Giuliano Ferrara |
| L’Identità | 1.770.500,59 € | Quotidiano d’opinione |
| Primorski dnevnik | 1.682.992,49 € | Quotidiano della minoranza slovena (Trieste) |
Nelle posizioni successive del fondo figurano anche testate esclusivamente digitali (come La Discussione e il Secolo d’Italia, che ottengono cifre vicine al milione di euro complessivo) e altri quotidiani di idee o locali (come Ciociaria Oggi e Il Cittadino).
Il “caso” Dolomiten: Il primato assoluto del quotidiano in lingua tedesca Dolomiten (edito dal colosso privato Athesia della famiglia Ebner) rappresenta un’anomalia radar nel sistema italiano. La testata riceve oltre 6,1 milioni di euro grazie alle tutele costituzionali per le minoranze linguistiche, che garantiscono rimborsi sulle copie vendute molto più alti rispetto ai quotidiani nazionali, nonostante si tratti di un editore privato in forte situazione di monopolio locale.
L’iniziativa popolare: parte la raccolta firme per il Referendum
A fronte di questi flussi di denaro pubblico, è nata un’iniziativa popolare mirata a cancellare l’erogazione dei fondi ai giornali. La campagna è coordinata dall’associazione politica “Schierarsi” (guidata da Luca Di Giuseppe e sostenuta storicamente dall’ex parlamentare Alessandro Di Battista), che ha depositato il quesito in Cassazione.
Il Quesito: La proposta punta ad abolire, tramite referendum abrogativo, le ultime proroghe legislative (nello specifico l’art. 16, comma 4-bis, del D.L. Milleproroghe convertito nella Legge 23 febbraio 2024, n. 18) che continuano a tenere in vita e a finanziare il sistema dei contributi diretti.
I numeri della mobilitazione
La macchina organizzativa si è attivata con forza nelle ultime settimane attraverso due canali paralleli: la firma digitale (tramite la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia) e i banchetti fisici nelle piazze d’Italia gestiti dai comitati locali e dai comuni.
– In poco più di quindici giorni dall’avvio della campagna, le sottoscrizioni online hanno già superato quota 130.000 firme.
-Per poter portare i cittadini alle urne e depositare legalmente la richiesta di referendum, l’associazione ha tre mesi di tempo per raggiungere la soglia minima delle 500.000 firme valide.
I promotori dell’iniziativa sostengono che l’informazione debba autosostenersi sul mercato tramite abbonamenti, vendite e reale gradimento dei lettori, senza pesare sulle tasche dei contribuenti. L’accusa principale mossa al sistema attuale è quella di finanziare una stampa giudicata spesso troppo “allineata”, parziale o rea di fare aperta propaganda, incapace quindi di garantire quel reale pluralismo indipendente che la legge sul finanziamento pubblico si prefiggerebbe, in teoria, di proteggere.
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