Non si allenta la morsa cautelare attorno a Michele Mancuso, il deputato regionale di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei finanziamenti pubblici destinati a eventi e spettacoli. Il Tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, rigettando l’istanza di revoca presentata dai legali del parlamentare.
Il quadro accusatorio: corruzione e “tranche” di contanti
L’indagine, che ha portato al terremoto politico lo scorso febbraio, ipotizza un sistematico giro di mazzette legato all’assegnazione di fondi regionali. Secondo i magistrati nisseni, guidati dal procuratore Salvatore De Luca, Mancuso avrebbe ricevuto circa 12.000 euro, suddivisi in tre tranche, per agevolare l’associazione “Genteemergente”. L’ente era destinatario di quasi 100.000 euro di contributi pubblici per l’organizzazione di eventi nella provincia di Caltanissetta.
Nonostante la difesa abbia tentato di smontare il quadro indiziario, definendo “regali familiari” o somme legittime i contanti emersi durante le indagini (tra cui i 2.000 euro rinvenuti sotto il tappetino dell’auto), i giudici del Riesame hanno ritenuto che le esigenze cautelari restino attuali.
Sospensione e iter giudiziario
A seguito dell’aggravarsi della posizione giudiziaria, il governo ha ufficializzato con un decreto (pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso aprile) la sospensione di Mancuso dalla carica di deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, ai sensi della Legge Severino.
Oltre a Mancuso, restano sotto la lente degli inquirenti:
–Lorenzo Gaetano Tricoli, collaboratore del deputato, anche lui arrestato.
-I rappresentanti dell’associazione coinvolta, colpiti da misure interdittive.
L’accusa per i complici si estende anche alla truffa aggravata ai danni della Regione Siciliana, con una stima di costi fittizi rendicontati per circa 49.000 euro.
La difesa: “Chiariremo tutto”
Mancuso, che si è autosospeso dalla Commissione Antimafia regionale sin dalle prime fasi dell’inchiesta, continua a dichiararsi estraneo ai fatti: “Sono sereno e risponderò a ogni contestazione davanti ai giudici”, aveva dichiarato prima della conferma della misura. Tuttavia, con la decisione del Riesame di maggio 2026, il percorso processuale si fa in salita, in attesa che l’inchiesta si chiuda con la richiesta di rinvio a giudizio.
La conferma dei domiciliari blinda l’inchiesta per corruzione. Mancuso rimane sospeso dall’ARS, mentre i magistrati continuano a scavare sui flussi finanziari tra Palermo e il Nisseno.
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