Il durissimo fondo del comitato editoriale del giornale: “Impongono alle persone di accettare le bugie come dimostrazione di potere. Il governo è ancora una volta coinvolto in una perversione della giustizia”
“La verità è una linea di demarcazione tra un governo democratico e un regime autoritario. Il signor Pretti e la signora Good sono morti. Il popolo americano merita di sapere cosa è successo”. Con un durissimo fondo firmato dal suo comitato editoriale, il New York Times prende posizione sull’omicidio del manifestante a Minneapolis e sulla postura assunta dall’amministrazione Trump. Non la singola firma, il singolo editorialista: il comitato editoriale è l’intero gruppo di giornalisti d’opinione del più importante giornale del mondo, “le cui opinioni sono informate da competenza, ricerca, dibattito e da valori consolidati”. È separato dalla redazione.
“Il governo federale – scrivono – deve agli americani un’indagine approfondita e un resoconto veritiero della sparatoria di sabato mattina ad Alex Jeffrey Pretti in una strada di Minneapolis. Quando il governo uccide, ha l’obbligo di dimostrare di aver agito nell’interesse pubblico. Invece, l’amministrazione Trump è ancora una volta coinvolta in una perversione della giustizia”.
Analisi separate del New York Times, del Wall Street Journal, dell’Associated Press, di CBS News e di altre grandi testate Usa hanno tutte concluso che i video contraddicono la versione dell’omicidio data dall’amministrazione Trump. “L’amministrazione sta esortando gli americani a respingere le prove dei propri occhi e delle proprie orecchie – continua l’editoriale – Stanno mentendo alla maniera dei regimi autoritari che impongono alle persone di accettare le bugie come dimostrazione di potere“.
“Il presidente Trump e i suoi incaricati hanno dimostrato di non preoccuparsi della verità e di essere disposti a mentire per servire i propri interessi. Il Congresso deve quindi intervenire. La Costituzione gli conferisce il potere di tenere udienze, emettere citazioni in giudizio e chiedere risposte.
“Il governo federale ha anche cercato di impedire le indagini dello Stato del Minnesota. Questo deve finire. Sabato sera, un giudice federale del Minnesota ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea, su richiesta dello Stato, impedendo alle agenzie federali di distruggere le prove relative all’omicidio del signor Pretti. La necessità di un’ordinanza del genere è evidente e straordinaria”.
“L’amministrazione Trump non ha fatto alcun tentativo di calmare le acque a Minneapolis. È una vergogna che il primo commento pubblico di Trump dopo la morte di Pretti sia stato quello di pubblicare sui social media una foto di quella che ha descritto come “la pistola dell’uomo armato”. Stephen Miller, probabilmente il consigliere più influente di Trump, ha scritto sui social media, senza fornire prove, che Pretti era “un assassino”.
“Se all’amministrazione viene permesso di agire impunemente ed evitare anche la più elementare responsabilità, il risultato sarà ulteriore violenza”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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