La lunga giornata di consultazioni sull’asse Roma-Palermo si è conclusa con il sigillo di Antonio Tajani: Forza Italia in Sicilia cambia guida. Dopo le dimissioni di Marcello Caruso, il leader nazionale ha nominato Nino Minardo come nuovo commissario regionale del partito.
Si chiude così, almeno formalmente, una fase di forti tensioni interne, anche se la scelta di non passare dai congressi — la Sicilia sarà l’unica regione italiana commissariata — lascia presagire che la tregua sia ancora fragile.
Il nuovo assetto: Minardo e il “Dipartimento Isole”
Nino Minardo, attuale presidente della Commissione Difesa alla Camera, assume il comando con l’obiettivo di compattare le fila azzurre nell’Isola. Il suo predecessore, Marcello Caruso (fedelissimo del Governatore Schifani), non esce però di scena: d’intesa con Alessandro Cattaneo, è stato nominato responsabile del dipartimento Insularità.
“Metto il mio impegno a totale servizio di questa scelta con determinazione, entusiasmo e spirito di squadra”, ha dichiarato Minardo sui social.
Schifani-Tajani: il “giallo” del mancato incontro
Nonostante l’ufficialità della nomina, il clima resta elettrico. Renato Schifani ha disertato il vertice del PPE a Roma, dove era previsto un faccia a faccia con Tajani, preferendo una visita a sorpresa a Niscemi per la consegna di alloggi popolari. Il Governatore ha minimizzato l’assenza, rivendicando però la paternità politica dell’operazione:
- Rapporti costanti: “Con Tajani ci sentiamo spessissimo”.
- Il legame con Minardo: “Siamo vicini da molti anni, ho gestito io il suo ritorno nel partito”.
Il nodo rimpasto: tempi maturi o mini-ritocco?
Dalle macerie della riorganizzazione interna emerge la questione della Giunta regionale. Schifani ha confermato che “i tempi sono maturi”, citando la scadenza del 30 aprile come limite tecnico per evitare complicazioni burocratiche sui componenti esterni.
Tuttavia, il rimpasto potrebbe rivelarsi meno profondo del previsto:
- Resistenza FdI: L’assessora al Turismo Elvira Amata, nonostante le vicende giudiziarie che la riguardano, ha ribadito la volontà di restare: “Decide il partito per me”.
- Equilibri di coalizione: Il rimescolamento potrebbe limitarsi a coprire le caselle un tempo occupate dalla DC.
Tensioni interne e il “caso Mulè”
Sullo sfondo resta lo scontro a distanza con Giorgio Mulè. Il vicepresidente della Camera ha criticato la lentezza del Governatore nel risolvere la crisi di giunta, paragonandola alla rapidità di Giorgia Meloni a Roma. Schifani ha risposto con freddezza, derubricando la polemica a questione personale e ricordando le origini giornalistiche di Mulè.
La frattura tra i due, acuita dalle interrogazioni di Mulè sui ritardi della sanità a Trapani, continua a pesare sulla stabilità della maggioranza. Il puzzle del nuovo esecutivo dovrebbe comunque completarsi entro la prossima settimana.
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