Aria di forte tempesta nel centrodestra siciliano. Le anime della coalizione che sostiene il governatore Renato Schifani mostrano crepe sempre più profonde, culminate nelle ultime ore in un vero e proprio ultimatum lanciato da Fratelli d’Italia.
I vertici del partito di Giorgia Meloni hanno inviato un messaggio perentorio a Palazzo d’Orleans, chiarendo che il sostegno all’esecutivo regionale non è un assegno in bianco e che l’azione amministrativa necessita di una decisa sterzata. La richiesta è netta: o si mette in campo un “governo vero” per il territorio, capace di dare risposte concrete ai nodi strutturali dell’isola, oppure si rischia la paralisi se non addirittura la rottura definitiva.
Il termometro della crisi è salito vertiginosamente a margine di un appuntamento politico a Carini, comune del palermitano prossimo alle elezioni amministrative. È qui che big nazionali e regionali di Fratelli d’Italia, tra cui il responsabile organizzativo nazionale Giovanni Donzelli e la deputata Carolina Varchi, sono intervenuti a sostegno della candidata sindaca Rossella Covello, cogliendo l’occasione per fare il punto sulla tenuta della coalizione regionale.
“Andiamo avanti solo se si governa bene nell’esclusivo interesse dei siciliani. Fratelli d’Italia non è nata per governicchiare o per occupare poltrone, ma per trasformare i territori. Questa maggioranza ha bisogno di una forte e immediata registrazione”.
Le parole risuonate nel Palermitano non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche. Il malumore, d’altronde, cova da tempo tra i banchi dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), dove i franchi tiratori e i continui stop ai provvedimenti governativi hanno più volte impantanato l’attività legislativa, costringendo lo stesso Schifani a complicate mediazioni.
Lega e FDI concordi: “In Sicilia non funziona più niente”
A rendere ancora più pesante il quadro politico è la sostanziale convergenza delle critiche tra Fratelli d’Italia e la Lega. Da entrambi i lati della coalizione si alza un coro di scontento sulla gestione della macchina pubblica regionale. Esponenti di spicco denunciano apertamente che l’amministrazione dell’isola appare bloccata, con criticità che toccano settori vitali, dalla sanità ai rifiuti, fino alla gestione della crisi idrica e dei fondi comunitari.
I segnali di insofferenza all’ARS si sono tradotti in dichiarazioni durissime. All’interno di Fratelli d’Italia si parla apertamente di “schiaffi in faccia” ricevuti in Aula che impongono una riflessione profonda, mentre sul versante leghista l’allarme si fa persino più esplicito: “O si cambia passo e si compie una vera svolta, oppure è meglio andare tutti a casa”. Una minaccia, quella del voto anticipato, che non viene più evocata solo nei corridoi ma che comincia a prendere forma come scenario concreto qualora Schifani non riesca a ricompattare la sua squadra e a ridefinire le priorità dell’azione di governo.
Il presidente della Regione si trova ora davanti a un bivio cruciale. Da un lato, la necessità di avviare un chiarimento politico complessivo – il cosiddetto “tagliando” della maggioranza – che potrebbe sfociare in un rimpasto di giunta o in una redistribuzione delle deleghe per placare le richieste degli alleati. Dall’altro, il rischio che il logoramento interno all’ARS renda impossibile l’approvazione delle riforme necessarie alla Sicilia, trascinando l’istituzione verso una fine anticipata della legislatura.
Con le scadenze amministrative ormai alle porte e i partiti nazionali che guardano con estrema attenzione agli equilibri dell’isola, la risposta di Schifani all’ultimatum di FDI non potrà farsi attendere a lungo. I siciliani, stretti tra emergenze storiche e nuove tensioni politiche, attendono di capire se la coalizione ritroverà la rotta o se la Sicilia sarà chiamata anzitempo alle urne.
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