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Fuga dalla Sicilia: 96mila giovani lasciano l’Isola. Lo studio della CGIL Sicilia. Caltanissetta -12,97%, -6.571 unità

Autore: Redazione Visualizzazioni: 179 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 30/06/2026
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Un’intera generazione che fa i bagagli e dice addio alla propria terra. La Sicilia continua a perdere la sua risorsa più preziosa: i giovani. L’allarme, tragico e documentato, arriva dall’ultimo studio della CGIL Sicilia basato su rilevazioni Istat, che fotografa una crisi strutturale profonda e un’Isola che si svuota anno dopo anno delle sue forze più fresche ed energiche.

I numeri analizzati dal sindacato non lasciano spazio a interpretazioni: tra il 2019 e il 2026 la Sicilia ha perso ben 96.328 residenti tra i 18 e i 35 anni. Si tratta di un taglio drammatico, pari al 9,6% della popolazione giovanile complessiva, che in appena sette anni è crollata da 1.036.709 a 939.880 unità. Nello stesso arco di tempo, l’unico dato in controtendenza riguarda la presenza di giovani stranieri residenti nella stessa fascia d’età, cresciuta di 5.294 unità (+8,28%), un incremento che tuttavia non riesce a compensare il massiccio vuoto lasciato dai giovani siciliani.

In questo scenario di progressivo svuotamento, il territorio di Caltanissetta emerge come uno dei punti più critici e dolorosi dell’intera mappa regionale. Nella provincia nissena, la fuga degli under 35 non è solo una statistica fredda, ma una ferita sociale ed economica quotidiana(-12,29%, -6.571 unità). Essendo un’area interna già storicamente fragile, l’impatto di questo -9,6% medio regionale si traduce a Caltanissetta in un vero e proprio dramma demografico.

A partire sono neolaureati, professionisti qualificati, ma anche giovanissimi che non vedono nel territorio risposte alla loro domanda di futuro. Questo flusso genera un circolo vizioso: meno giovani significa meno nascite, contrazione immediata dei consumi locali, chiusura delle attività e un invecchiamento precoce della popolazione che mette a forte rischio la tenuta dei servizi essenziali, a partire dalle scuole fino alla sanità.

Un capitolo fondamentale dello studio della CGIL Sicilia riguarda la formazione. L’emigrazione giovanile comincia spesso molto prima dell’ingresso nel mercato del lavoro: sono infatti circa 30mila i ragazzi siciliani che ogni anno scelgono le università del Nord Italia per proseguire gli studi. Un esodo studentesco che si trasforma quasi sempre in un addio definitivo, dato che le regioni settentrionali finiscono per intercettare e trattenere queste competenze una volta terminato il percorso accademico.

«Numeri che confermano la continua emorragia delle forze più fresche della società siciliana che scelgono o sono costrette a emigrare in cerca di migliori opportunità di vita e di lavoro», ha commentato duramente il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, sottolineando come la mancanza di stabilità e di contratti dignitosi stia letteralmente privando l’Isola delle sue menti migliori.

Se le grandi aree metropolitane di Palermo e Catania registrano i numeri più alti in termini assoluti di partenze (dovuti alla maggiore densità demografica), la CGIL evidenzia come siano le province dell’entroterra – con Caltanissetta, Enna e Agrigento in prima linea – a subire il colpo più duro in termini relativi.

In questi territori il tasso di abbandono è amplificato dalla cronica carenza di infrastrutture, dall’isolamento nei collegamenti stradali e ferroviari e da un mercato del lavoro asfittico, ridotto troppo spesso a impieghi precari, stagionali o sotto-retribuiti. Il fenomeno, pur toccando anche le province costiere di Messina, Trapani, Siracusa e Ragusa, nelle aree interne rischia di trasformarsi in un punto di non ritorno, lasciando dietro di sé paesi fantasma e una popolazione anziana priva di ricambio generazionale.

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