Il conduttore di Report a Otto e mezzo: “Ci scrivono che devono rimanere anonimi. Costretti a parlare come i testimoni di mafia”
“Se il collegio dei garanti non sapesse cosa avviene all’interno dell’ufficio del Garante sarebbe un problema, dovrebbe prendere atto che non ha controllo dell’ufficio. Siamo arrivati al paradosso che il Garante, che deve tutelare la privacy dei cittadini, ha chiesto di violare la privacy dei dipendenti. Fa capire che è un ufficio fuori controllo”.
Così Sigfrido Ranucci a Otto e mezzo su La7.
“Per questo i dipendenti hanno chiesto le dimissioni del collegio – continua Ranucci – ma non solo.
Ci è arrivata una lettera, di cui parleremo domenica nella nostra puntata portando ulteriori testimonianze, che fa capire quanto è grave la situazione. Ci hanno scritto che hanno raccolto in un documento interno ‘una serie di domande e osservazioni rivolte ai membri del Collegio in merito al funzionamento dell’istituzione su questioni che riguardano trasparenza, governance, gestione delle procedure interne, imparzialità nella Pubblica Amministrazione. Temi che, ad oggi, non trovano canali sicuri per essere rappresentati internamente, a causa del clima di forte tensione e timore di ritorsioni generatosi negli ultimi mesi. Molti dipendenti dell’Autorità ritengono che le criticità organizzative e decisionali degli attuali vertici rischino di compromettere sia la credibilità istituzionale del Garante, sia l’effettiva protezione dei dati personali in Italia’. Per ragioni di sicurezza ci scrivono che devono rimanere anonimi. I dipendenti di un ufficio nobile come quello del Garante costretti a parlare come i testimoni di mafia”, conclude Ranucci.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di di Emanuele Nuccitelli
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