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Giustizia Riparativa, a Caltanissetta si delinea la giustizia dell’incontro   

Last updated: 26/06/2026 11:58
By Redazione 136 Views 12 Min Read
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Il convegno del 18 giugno ha rappresentato un momento di profonda riflessione e confronto su un modello giudiziario innovativo, perseguito dal Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta

Giovedì 18 giugno si è tenuto al Centro “M. Abbate” il partecipato convegno dal titolo “Giustizia Riparativa tra diritto, responsabilità e comunità”, che ha coinvolto molteplici relatori esperti che hanno esplorato le potenzialità di un modello giudiziario avviato recentemente anche a nella nostra città, con l’istituzione del Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta.

L’evento, nato dalla sinergia tra il Comune di Caltanissetta, l’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna e l’Associazione Spondé Ets, ha rappresentato un cruciale momento di riflessione ed evoluzione per il tessuto sociale e giudiziario del territorio.

I lavori sono stati inaugurati da un’apertura istituzionale di alto profilo con i saluti delle autorità locali e di diversi rappresentanti del mondo legale e del Terzo Settore, che hanno espresso il proprio plauso e il forte sostegno al progetto avviato a Caltanissetta, un percorso di civiltà giuridica e sociale in costante crescita. Successivamente, la parola è passata agli esperti e ai docenti che hanno animato il dibattito, offrendo una panoramica approfondita sulla natura e sulle prospettive della giustizia riparativa in Italia.

Ad aprire la sessione scientifica del mattino è stato il Prof. Adolfo Ceretti (Università di Milano-Bicocca), tra i massimi esperti della materia, il quale ha evidenziato come vi siano frangenti storici e umani in cui il racconto rimanga l’unica forma di giustizia esperibile. Secondo Ceretti, una giustizia che si trasforma in narrazione e dialogo permette di generare profonde corrispondenze interiori tra gli interlocutori, offrendo alle persone la preziosa opportunità di comunicare innanzitutto con se stesse e, successivamente, con l’altro.

Questo approccio consente una radicale ridefinizione del gesto deviante – sia per l’autore sia per la vittima – rimettendo in discussione l’immagine di sé e richiedendo un ascolto privilegiato. In questo quadro, il docente ha rimarcato la centralità del mediatore, figura chiave nell’aiutare le parti a connettersi prima con il proprio vissuto interiore e poi ad aprirsi all’ascolto dell’altro, configurando una sfida orientata verso un modello di giustizia “mite”. Quest’ultima mira a superare la logica bellica della contrapposizione attraverso un’empatia sia cognitiva che emotiva, mutando il paradigma della responsabilità: non più intesa meramente “per qualcosa”, bensì “verso l’altro”, all’interno di una dimensione autenticamente dialogica e relazionale che giustifica la definizione di “giustizia dell’incontro”.

La Prof.ssa Claudia Mazzucato (Università Cattolica del Sacro Cuore e membro della Conferenza nazionale per la Giustizia Riparativa) si è concentrata sui profili normativi e applicativi delineati anche alla luce della Riforma Cartabia. La docente ha chiarito fermamente che l’unica reale motivazione per escludere o evitare il ricorso alla giustizia riparativa risiede nell’eventuale accertamento di una situazione di pericolo per chi vi partecipa, specificando che non esistono reati “troppo grandi” per essere analizzati e invitando la comunità a nutrire una profonda e rinnovata fiducia in questo istituto.

Successivamente, la Prof.ssa Agata Ciavola (Università Kore di Enna) ha insistito sulla necessità di superare le residue diffidenze che circondano la giustizia riparativa, un sistema dotato di un linguaggio differente e fondato sull’incontro. La Prof.ssa Ciavola ha ricordato come non sia un caso che la sperimentazione sia partita dal settore minorile, un contesto intrinsecamente più informale e bisognoso di un approccio meno conflittuale per individuare la risposta migliore per il minore.

Da questa premessa, ha evidenziato l’importanza di non formalizzare eccessivamente il percorso di Giustizia Riparativa e di estendere tale esperienza al mondo degli adulti. Per fare ciò, secondo la docente, è essenziale tessere alleanze stabili tra strutture e professionisti, promuovendo un atteggiamento collaborativo capace di penetrare nel tessuto culturale e giudiziario.

È stato sottolineato anche che la giustizia ripartiva non costituisce solo un sistema alternativo a quello ordinario, poiché spesso rappresenta un modello complementare. La professoressa ha infine richiamato la delicatezza del compito dei mediatori nell’individuare il programma riparativo più idoneo, ricordando che tale percorso è di fondamentale importanza anche per l’imputato e non solo per la persona offesa, rilevando in chiave tecnica che l’attenuante della pena potrà maturare qualora si sia effettivamente concretizzato l’incontro con la vittima.

La Prof.ssa Ciavola ha concluso celebrando il Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta, definendolo una realtà di eccellenza nel panorama della Regione Siciliana che trasforma in concreta realtà operativa quella che anni fa appariva come una mera utopia.

Sul medesimo solco si è inserito l’intervento di Maria Pia Giuffrida, Responsabile Scientifico dell’Associazione Spondé Ets, la quale si è detta felice del fatto che quella che veniva considerata un’“utopia possibile” abbia trovato terreno fertile proprio a Caltanissetta. Giuffrida ha spiegato che la giustizia riparativa si focalizza specificamente sugli effetti che il reato produce nelle vite delle persone, guardando sia alle vittime sia agli autori dell’illecito, attraverso la comprensione e la consapevolezza di un intero universo psico-emozionale. La relatrice ha invitato a un radicale cambio di prospettiva e di sguardo, spostando il focus dal “fatto di reato” alla persona e alle sue ferite, compiendo un passaggio decisivo dal linguaggio strettamente giuridico a quello emozionale. In quest’ottica, la responsabilità assume il significato non solo di rendere conto agli altri delle proprie azioni, ma anche di offrire risposte concrete alle domande, alle richieste e ai bisogni dell’altro. Giuffrida ha quindi evidenziato con orgoglio che oggi, presso il Comune di Caltanissetta (in linea con quanto sancito dalla Corte di Cassazione), opera un vero e proprio Servizio pubblico deputato alla cura delle relazioni interpersonali, affidato a mediatori esperti dei quali va garantita l’autonomia. Per il futuro, ha concluso, sarà vitale consolidare un clima di fiducia e affidabilità con la Magistratura, definendo intese e procedure condivise per valutare l’impatto dei percorsi riparativi nelle diverse fasi del giudizio. Di fondamentale importanza la figura del mediatore, che deve dimostrare la capacità di destrutturare i propri giudizi personali per di favorire l’incontro tra le parti.

Salvo Emanuele Leotta, direttore dell’Udepe di Caltanissetta, ha chiuso la sessione mattutina richiamando l’attenzione sulla struttura del Decreto Cartabia, il quale delinea diversi livelli di intervento, tra cui quello locale, proprio per rispondere a una imprescindibile esigenza di prossimità territoriale. Leotta ha osservato come la giustizia di comunità e la giustizia riparativa costituiscano due universi distinti che tuttavia, seppur con modalità differenti, intervengono per il perseguimento di finalità pienamente convergenti. Per tale ragione, ha esortato a procedere verso orizzonti più ampi abbattendo i compartimenti stagni.

Il direttore ha espresso la sua ferma convinzione nell’idea di una “pena-progetto”, ossia una misura che si costruisca sulla persona e sul suo percorso evolutivo, capace di includere un iter significativo e inclusivo verso tutte le parti che sono state lambite dagli effetti del reato. In conclusione, Leotta si è detto certo che il Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta saprà supportare efficacemente questo processo di implementazione, raccogliendo con lo stesso costante impegno dimostrato in questi mesi i bisogni del territorio, per vincere una sfida ambiziosa e tracciare un nuovo, luminoso percorso.

 La sessione mattutina è stata moderata dal giornalista Gandolfo Maria Pepe.

Ad avviare la sessione pomeridiana del convegno, è stata la video testimonianza della signora Franca Evangelista. Vedova Giordano, imprenditore gelese ucciso 34 anni fa per aver denunciato il tentativo di estorsione a suo danno, ha raccontato come il programma di giustizia riparativa a cui ha partecipato come vittima aspecifica, accompagnata dalla Dott.ssa M. Pia Giuffrida, le abbia permesso di sentirsi riconosciuta, ascoltata e di non rimanere intrappolata nella posizione di vittima.

A seguire sono intervenuti il Dott. Giuseppe Intilla e il Dott. Ermanno Pasqualino che, in qualità di Dirigente e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Caltanissetta, hanno sottolineato che la nascita del Centro, attraverso una co-progettazione con l’Associazione Spondé, non rappresenta soltanto un adempimento formale, ma una decisione ponderata per promuovere nella comunità i valori della responsabilità e dell’incontro.

La Direttrice dell’Istituto Penale Minorile, Viviana Savarino, ha sottolineato l’impegno pluriennale dell’Istituto in progetti dedicati sia alle vittime che ai minori che hanno commesso dei reati. Un lavoro che, ha spiegato, ha anticipato molti degli orientamenti oggi recepiti dalla normativa sulla giustizia riparativa.

Il referente locale per la giustizia riparativa, dott. Vincenzo Indorato, tra i promotori più attivi della stessa, ha ripercorso oltre vent’anni di attività svolte attraverso progetti e protocolli d’intesa volti a diffondere una cultura basata sul dialogo, sul riconoscimento reciproco e sulla consapevolezza delle responsabilità. Un impegno che si è concretizzato con l’apertura del Centro.

 A chiudere la sessione è stata la Direttrice della Casa Circondariale di Caltanissetta. Ha raccontato di aver conosciuto la giustizia riparativa durante la sua esperienza a Monza, dove ha potuto constatare l’impatto positivo dei programmi di giustizia riparativa oltre che il loro contributo ai percorsi di consapevolezza e cambiamento.

A moderare la sessione pomeridiana, è stata la Dott.ssa Rita Puglisi coordinatore mediatore esperto del Centro per la Giustizia Riparativa. Ha evidenziato come questa giustizia complementare crei uno spazio d’incontro e responsabilità condivisa tra i partecipanti ai suoi programmi. Un modello, ha concluso, che può rappresentare un cambiamento reale e possibile.

Il Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta (via De Gasperi, 4) è attivo dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 13:00, con aperture pomeridiane il lunedì e il giovedì dalle 15:00 alle 17:00.

Per informazioni e contatti istituzionali resta attiva la PEC:  giustiziariparativa@pec.comune.caltanissetta.it 

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