Sviluppi diplomatici e tensioni sul campo segnano la giornata del 21 ottobre 2026. Mentre il Cremlino si dice pronto a riprendere i negoziati trilaterali a metà novembre, le dichiarazioni dell’inviato di Trump, Steve Witkoff, su Vladimir Putin scatenano un terremoto politico a Washington.
Verso la ripresa dei negoziati trilaterali a novembre
Si muove qualcosa sul fronte diplomatico. Secondo quanto dichiarato dal consigliere del presidente russo Yuri Ushakov, la Russia è in linea di principio favorevole alla ripresa dei negoziati trilaterali a livello tecnico tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, indicando come possibile data e sede il 10-15 novembre ad Abu Dhabi.
L’apertura di Mosca arriva a seguito dell’incontro di tre ore a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff. Lo stesso Witkoff ha definito la discussione “costruttiva”, ribadendo l’impegno dell’amministrazione Trump nel trovare una via d’uscita al conflitto. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che Kiev è favorevole a un vertice a tre “il prima possibile”. Secondo indiscrezioni riportate da The Atlantic, l’obiettivo di Donald Trump sarebbe addirittura quello di arrivare alla firma di un accordo di pace durante il prossimo vertice del G20, in programma a metà dicembre a Miami.
Bufera negli Stati Uniti per le parole di Witkoff su Putin
L’incontro di San Pietroburgo ha però innescato pesanti polemiche politiche negli Stati Uniti. Durante il colloquio con il leader russo, Witkoff ha lodato Putin per il rilascio del cittadino americano Stephen Hubbard (detenuto in Russia per quattro anni), definendolo “compassionevole”.
Le parole dell’inviato speciale hanno provocato la reazione indignata di diversi esponenti politici americani, inclusi alcuni repubblicani. Il senatore John Cornyn ha definito Putin un “assassino spietato”, mentre il collega Thom Tillis ha criticato duramente l’uscita di Witkoff, invitandolo a consultare il dizionario o a chiedere alle famiglie ucraine colpite dalla guerra se considerino Vladimir Putin una figura “compassionevole”. Nonostante le critiche, il presidente Trump ha difeso il suo inviato, collegando la decisione del Cremlino a un gesto di distensione umanitaria.
La situazione sul campo e gli attacchi su Kiev
Nonostante i segnali di dialogo diplomatico, i combattimenti e gli attacchi non si fermano. In serata, il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha confermato una serie di esplosioni nella capitale ucraina in seguito a un attacco missilistico balistico russo che ha colpito il quartiere di Dniprovskyi, danneggiando abitazioni e infrastrutture e provocando diversi feriti.
Sul fronte tecnologico e strategico, continuano a far discutere le recenti limitazioni e i rallentamenti del servizio satellitare Starlink in Ucraina. Se Kiev lamenta l’assenza di preavviso e valuta i pesanti impatti operativi per le forze armate e l’uso dei droni, Elon Musk ha risposto declinando ogni responsabilità diretta, attribuendo la gestione della versione militare (Starshield) al controllo del governo statunitense e lanciando al contempo aspre critiche contro la leadership di Volodymyr Zelensky.
Allarme europeo: la Russia punta a un conflitto di lungo periodo
Nel frattempo, dall’Unione Europea arriva un severo monito sulla postura militare di Mosca. Il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius, intervenuto al Future Forces Forum, ha stimato che nel 2027 la Russia arriverà a stanziare circa 180 miliardi di euro per il bilancio militare (+33%), preparandosi a un confronto di lunghissima durata. Kubilius ha sottolineato come la capacità produttiva russa – stimata in un impiego potenziale di milioni di droni all’anno – richieda un’Europa sempre più coesa e strettamente integrata con l’esperienza sul campo e l’industria della difesa ucraina.
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