Si aggira intorno a un milione e mezzo di euro la spesa annua complessiva per mantenere giunta e consiglio comunale
Cifre che derivano dagli aumenti non obbligatori consentiti dalla Regione Siciliana. In particolare, l’aumento dei gettoni di presenza, lievitato del 68% a gennaio 2025, è stato reso possibile soltanto perché la giunta comunale ha per prima scelto di incrementare i propri emolumenti, sbloccando così di fatto la richiesta del gruppo di maggioranza di aumentarsi il gettone di presenza.
Da un lato, si può convenire con chi sostiene che questo sia il “costo della democrazia” e che fare politica significhi spesso sottrarre tempo prezioso alla propria attività lavorativa o professionale, un sacrificio che merita il giusto riconoscimento economico. Dall’altro, tuttavia, emerge una stridente e inaccettabile contraddizione istituzionale, soprattutto se letta alla luce del difficile momento economico che vive la città.
La maggior parte dei nisseni, infatti, fatica drammaticamente ad arrivare a fine mese. Le mense sociali sono sempre più affollate e frequentate da persone che, sino a poco tempo fa, riuscivano regolarmente a sfamarsi e a sfamare la propria famiglia, mentre continuano a crescere anche le richieste di sussidi e aiuti economici ai servizi sociali.
In questo scenario di profonda difficoltà sociale, mentre la politica non esita a sfruttare le opportunità normative per ritoccare verso l’alto i propri compensi, portando l’indennità mensile del Sindaco a 9.660,00 €, quella del Vicesindaco a 7.245,00 €, e quella di assessori e Presidente del Consiglio a 5.796,00 € e il 50% alla sua vice (per un totale annuo di 838.488,00 € solo per l’esecutivo e la presidenza d’aula), lo stesso Comune adotta una linea di condotta opposta nei confronti dei cittadini.
Non è infatti tollerabile che l’ente pubblico pubblichi con frequenza avvisi per varie attività e servizi richiedendo che l’impegno venga prestato su base volontaria e rigorosamente a titolo gratuito, pretendendo in molti casi anche l’assunzione di specifiche responsabilità.
Nessuno pretende che la classe politica lavori gratis, ma esiste un tema ineludibile di coerenza etica e di opportunità morale.
Per lanciare un segnale di vicinanza reale a una comunità che soffre e a quanti viene chiesto di lavorare o mettersi al servizio degli altri senza percepire alcuna remunerazione, la politica dovrebbe riflettere seriamente sull’opportunità di ridursi indennità e gettoni di presenza.
Un gesto di sobrietà e rispetto che permetterebbe di guardare negli occhi di chi fa fatica a sopravvivere e di chi si presta a lavorare per la città a costo zero con un approccio profondamente diverso e rinnovato. Ad Maiora
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