Nel variegato mosaico di figure e ruoli della Pubblica Amministrazione, mancava solo lui, il Social Media Manager.
Quel mistico addestratore di algoritmi che al Comune di Caltanissetta dovrà compiere l’impresa delle imprese: spiegare ai cittadini perché l’acqua manca, le buche aumentano e la spazzatura gioca a nascondino, il tutto usando un linguaggio “ingaggiante”, magari con un reel su TikTok.
A riprova di quanto il tema sia caldo, la nostra riflessione prende le mosse dalla lettera giunta in redazione giorni fa a firma di un cittadino, dal titolo emblematico: “Caltanissetta e il paradosso della comunicazione social: un’imminente assunzione del Comune che fa discutere”.
In quella missiva venivano sollevati interrogativi cruciali che meritano di essere ripresi:
“Mentre la città affronta problemi storici e quotidiani legati ai servizi essenziali, la priorità sembra essere quella di ‘curare l’immagine’ sui social network… Se l’obiettivo è solo fare da megafono alla politica, non è giusto che la spesa ricada sulle casse comunali: che se lo paghino loro!”
Un’analisi lucida che condividiamo: i nisseni pretendono trasparenza e risposte reali, non “maquillage” digitali.
Per i puristi del diritto, la figura trova la sua genesi nella Legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica e nelle Social Media Policy nazionali. La legge parlava chiaro: l’Ufficio Stampa informa, l’URP comunica, e la nuova figura digitale unisce le due cose per garantire trasparenza, tempestività e partecipazione. Tra i compiti ufficiali compaiono: pianificare contenuti, moderare i commenti, gestire la comunicazione di crisi e semplificare il burocratese.
Il fattore stipendio e il nodo delle responsabilità
Facciamo due conti. Se l’ex portavoce viaggiava su cifre importanti, per il nuovo Social Media Manager la previsione si preannuncia analoga. Ma qui sorge il primo grande inghippo: perché questa spesa deve gravare sui contribuenti se il rischio è che diventi il megafono della Giunta?
Se deve fare da specchio al politico di turno con foto in fascia tricolore, che se lo paghino attingendo dalle indennità di giunta, suggeriscono in molti.
Ma c’è un interrogativo ancora più impellente.
Mentre si attende l’avvio di questo servizio sperimentale, chi risponde nel frattempo ai cittadini?
Ad oggi, di risposte non ne arrivano. Non vorremmo che, a meno che non si sia già stato individuato qualcuno a cui scaricare la patata bollente, si continui a tirare avanti con i cittadini che pongono domande e un’amministrazione che tace. O che, quando parla, produce solo autocelebrazioni e nuovi annunci che vanno a sommarsi ai troppi “detto ma non fatto”.
Il confine tra Istituzione e Politica e l’ipotesi del flop
I lati positivi teorici ci sarebbero: informazioni veloci, bandi e scadenze a portata di smartphone.
Il problema nasce quando il Social Media Manager smette di servire il Comune e inizia a servire la maggioranza, diventando il braccio armato per pubblicare “veline” dettate da chi preferisce far dire agli altri ciò che non ha il coraggio di firmare in prima persona.
La trincea dei commenti
Il vero banco di prova saranno i commenti sotto i post. I cittadini chiedono conto e ragione di problemi concreti:
- A che ora arriva l’acqua?
- Quando verranno tappate le voragini e sistemati i marciapiedi?
- Che fine hanno i famosi acquisti, ad esempio ex Banca d’Italia, iter che si doveva completare a metà luglio, il centro per l’impiego, annunciato per il 30 giugno?
- Quando si affronterà il tema delle tariffe della piscina
- A che punto è il diserbo dalle erbacce, mentre i topi scorazzano per le vie della città?
- A che punto è il tavolo tecnico sul Parco Dubini, la sistemazione del Parco Astuto e delle ville comunali?
- Etc., etc….
Per i nisseni, la pagina social non dovrebbe essere una bacheca di saluti, ma l’Amministrazione stessa. Sarà il SMM a metterci la faccia. E se pensava che il lavoro si limitasse ai post di Buona Pasqua e alle foto del centro al tramonto, capirà presto di essere finito in una vera e propria gabbia di leoni.
Un benvenuto in stile “Rischiatutto”
Di certo non sarà un compito facile. Ora si attende di capire chi sarà il fortunato. Una cosa è certa: verrà accolto con un “kit di domande” in perfetto stile Rischiatutto. In palio non ci sono premi, ma la sopravvivenza digitale tra i commenti della piazza reale e virtuale.
Auguri al nuovo “Digital Gladiator” di Palazzo del Carmine (sempre che qualcuno accetti l’incarico e non decida di scappare prima di firmare).
Cotesemente, se dev’essere solo propaganda, lasciate stare i soldi delle nostre tasse. Ad Maiora
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