La data sul calendario è segnata: maggio. È questo il momento in cui l’Italia potrebbe scivolare in un nuovo tipo di serrata, non sanitaria ma energetica. Con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso e le riserve nazionali al lumicino, il governo Meloni prepara il piano d’emergenza.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, non usa giri di parole: alla domanda su un possibile blocco totale entro un mese, risponde al Corriere della Sera: «È ciò che si teme. Non tutto, ma molto».
Il piano d’emergenza: cosa rischiamo
Il problema principale resta il gas. Nonostante gli stoccaggi siano attualmente al 44% (sopra la media UE), il flusso sta rallentando e la frenata delle scorte è prevista proprio per maggio. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è pronto a consegnare a Palazzo Chigi il dossier sui consumi.
Le misure ricalcano il modello della crisi del 2022, ma con un’estensione più radicale:
- Condizionatori e Termosifoni: Riduzione di un grado (meno freddo d’estate, meno caldo d’inverno) e taglio di un’ora di utilizzo giornaliero. Obiettivo: risparmiare fino a 80 miliardi di metri cubi di gas.
- Mobilità: Torna l’ipotesi delle targhe alterne per limitare il consumo di carburante.
- Illuminazione: Luci ridotte per monumenti, edifici pubblici e strade.
- Industria: Rimodulazione delle attività per le filiere energivore (acciaio e meccanica).
Lo Smart Working come scudo
Per abbattere i costi energetici degli uffici, l’esecutivo punta tutto sul lavoro agile. Il modello è quello della pandemia 2020-2022.
- Attualmente, circa 555 mila dipendenti pubblici (il 17% della PA) utilizzano già lo smart working.
- L’idea è di ampliare drasticamente queste percentuali, pur salvaguardando settori critici come Scuola e Sanità (niente DAD o tagli alle visite mediche).
- Attenzione alle sanzioni: Proprio ora entrano in vigore nuovi obblighi per le PMI sul lavoro a distanza; le violazioni delle norme sulla sicurezza possono costare fino a 4 mesi di reclusione o 7.500 euro di multa.
“Volete Trump o il lampione acceso?”
La situazione è paradossale. Se durante il governo Draghi il dilemma era «la pace o il condizionatore?», oggi la domanda — citata da Il Foglio — diventa: «Volete Trump o il lampione acceso?». La premier Meloni si trova a dover attuare quelle stesse misure che criticava aspramente quando era all’opposizione, schiacciata tra le tensioni geopolitiche internazionali (alimentate dall’alleato “amico” Trump) e la difficoltà tecnica di prorogare il taglio delle accise, in scadenza il mese prossimo.
Dopodomani Giorgia Meloni è attesa in Parlamento: sarà quello il momento della verità, in cui l’Italia scoprirà quanto dovrà stringere la cinghia per evitare il blackout.
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