L’espressione “segreto di Pulcinella” indica un fatto che, nonostante sia ormai di dominio pubblico e noto persino ai sassi, si continua ostinatamente a spacciare per un segreto di Stato, recitando la commedia del silenzio.
L’origine del modo di dire deriva direttamente dalla celebre maschera napoletana, nota per il suo carattere irrimediabilmente chiacchierone e per l’assoluta incapacità di tenersi un cecio in bocca.
È quasi commovente come questa figura nata nei vicoli di Napoli secoli fa riesca ancora oggi a fotografare perfettamente la realtà di tantissime nostre comunità, dove questa dinamica si è felicemente evoluta da semplice modo di dire a vero e proprio sistema di comunicazione parallela.
Nelle realtà locali, sia a livello politico che sociale, si assiste quotidianamente a una patetica recita collettiva, dove davanti a dinamiche comunali, appalti, alleanze di comodo o decisioni cruciali, la regola non scritta è sempre la stessa: anche se tutti sanno, l’importante è fare la faccia da triglia e fingere il nulla.
Si preferisce il corridoio buio alla piazza illuminata e il sussurro al dibattito pubblico, alimentando un teatrino del silenzio volto a evitare il confronto diretto per mantenere un’apparente, quanto ipocrita, tranquillità.
Questo silenzio di facciata, però, finisce immancabilmente per ritorcersi contro gli stessi geni che lo hanno architettato.
Quando una notizia viene tenuta nascosta con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli, si attiva l’inevitabile telefono senza fili locale. Ad ogni passaggio, rigorosamente bisbigliato all’orecchio del vicino, chi diffonde la “primizia” la arricchisce con il carico da undici delle proprie fantasie, spacciando supposizioni per verità sacrosante.
Così facendo, un’informazione iniziale si gonfia a dismisura fino a trasformarsi in una telenovela popolare di quint’ordine, alimentando speculazioni selvagge a totale discapito della realtà dei fatti.
Per spezzare questo ridicolo meccanismo ed evitare che la fantasia popolare scriva sceneggiature degne di Hollywood, basterebbe un miracolo, quello cioe che chi di dovere avesse il coraggio necessario a raccontare i fatti nudi e crudi.
La verità oggettiva sarà pure scomoda e potrà creare malumori immediati, ma ha il pregio di disinnescare sul nascere qualsiasi pettegolezzo da comari.
Trattare inoltre i cittadini come se fossero eterni bambini scemi ai quali nascondere la verità, o peggio, confezionare per loro favolette edulcorate, non è solo politicamente scorretto, è semplicemente patetico.
Anche perché non appena arriva il Pulcinella di turno a vuotare il sacco, e arriva sempre, il rischio di perderci la faccia è matematico.
Basterebbe praticare una lingua ormai considerata morta in certi uffici, la chiarezza, la trasparenza e il rispetto.
Ai cittadini, trattati in questa maniera non resta quindi che… “sognare”.
Ma si sa, i sogni dei cittadini spesso non sono altro che il riflesso esatto della realtà e delle verità nascoste.
E in conclusione, si continui pure a credersi i Machiavelli dei poveri, convinti di governare il popolo con il silenzio o con le chiacchiere, ma la storia insegna che, per quanto ci si creda furbi, questo atteggiamento dimostra solo una cosa, che la presunta astuzia altro non è che un boomerang pronto a tornare indietro per colpire dritto in fronte. Ad Maiora

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