Il paradosso del dito e della luna: quando il reato diventa la denuncia, non il degrado
In questa città l’assurdo non è il disservizio, ma chi osa farlo notare
Basterebbe questo cortocircuito per riassumere il declino logico e morale in cui è sprofondata la nostra comunità.
Ciclicamente assistiamo al solito teatrino, commenti che tentano di delegittimare la nostra testata, il gruppo social “Caltanissetta 4.01” e una pagina di satira, colpevoli unicamente di fare critica e dibattito.
Tra gli avventori di turno c’è chi liquiderebbe il nostro lavoro come un covo di “lamentele gratuite”, quasi fossimo noi i responsabili delle buche o dei disservizi.
Una realtà capovolta, dove chi accende la luce per mostrare la polvere sotto il tappeto viene accusato di aver sporcato la stanza.
Mettiamo in chiaro le cose, senza i comodi equivoci che fanno tanto piacere a chi governa, mostrare le immagini del degrado e porre domande scomode a cui segue solo un silenzio assordante non è diffamazione, né un attacco denigratorio alla città.
I diretti interessati questo lo sanno benissimo, se usano parole grosse, alle spalle, è solo per fare i duri, ma se ci fosse anche un solo estremo di diffamazione, conoscendo l’indole di certi personaggi, le querele sarebbero già piovute a grappoli.
Ci vuole coraggio, o forse una sana incoscienza civile, per metterci la faccia e dare voce a ciò che molti pensano ma che preferiscono sussurrare a porte chiuse.
Chi denuncia lo fa per scuotere l’immobilismo e stimolare un miglioramento.
Cosa si ottiene in cambio? La più classica delle tecniche manipolatorie, spianare il fucile contro il messaggero, girare la frittata e attaccare chi svela il re nudo.
È facile etichettarci come “cosiddetto giornale” o “perchè è un giornale?” e liquidare i cittadini come “soliti lamentosi”.
Questa è una narrazione falsa e subdola che trova terreno fertile tra i fan, sempre di meno, e i campioni del qualunquismo, quelli che girano la testa dall’altra parte finché l’acqua non gli arriva alla gola e non possono più far finta di nulla.
Chi detiene il potere, però, dimentica un dettaglio, la libertà.
Chi non ha timori reverenziali, chi non deve scambiare favori né pagare cambiali elettorali, parla a testa alta.
A chi, dall’alto della propria poltrona o dal comodo anonimato dei social, ha qualcosa da contestare, lanciamo un guanto di sfida chiaro, restiamo pienamente disponibili a quel serio confronto pubblico che vi abbiamo chiesto tempo fa, un’assemblea cittadina, cosa che altri hanno avuto il coraggio di fare, e che non si ha mai avuto il coraggio di accettare.
Ci smentiscano con i fatti e con dati certi, risparmiandoci il parlare alle spalle. I fiumi di parole e le solite promesse sbandierate durano il tempo di un applauso per poi finire nel dimenticatoio del “detto ma mai fatto”.
Noi offriamo lo specchio della realtà, se l’immagine riflessa fa schifo, inutile prendersela con il vetro, si inizi a lavorare per la città e gli altri ad aprire bene gli occhi.
Perché continuando con questo andazzo quando tutti perderemo il diritto di esprimerci liberamente e di criticare, solo allora persino i servili detrattori di oggi saranno i primi a rimpiangere i “soliti lamentosi”. Ad Maiora

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