I carburanti nei distributori sono stati acquistati prima della guerra: perché si vedono già i rincari?
La guerra in Iran è iniziata da pochi giorni eppure i prezzi di benzina e gasolio sono già arrivati alle stelle: perché? È tutta speculazione? Il fenomeno è arcinoto e fa infuriare gli italiani che già all’indomani del conflitto in Medio Oriente hanno iniziato a fotografare (e condividere allibiti sui social) il totem dei prezzi nei vari distributori su e giù per lo Stivale.
Anche la premier Giorgia Meloni è entrata sul tema dicendosi pronta a combattere le speculazioni. Non è detto però che dietro i rincari i distributori stiano lucrando. In economia il fenomeno si chiama “il razzo e la piuma” e spiega perché i prezzi salgono subito e scendono – molto – lentamente. Vediamo.
Il carburante comprato prima della guerra perché è già aumentato?
I rincari sono arrivati subito. Come un missile, o un razzo per l’appunto. Puntuali e cospicui. Eppure il carburante era stato acquistato prima della guerra in Iran. Come mai? Perché le compagnie energetiche, aumentato il costo della materia prima, scelgono già, subito, di scaricare i prezzi sui consumatori? La strategia è la tutela. Le aziende anticipano l’impatto che verrà a breve decidendo di coprirsi sui futuri costi che sosterranno nella produzione e del fatto che con ogni probabilità stanno comprando già carburante con quotazioni in salita.
Quando il prezzo scende perché poi serve tempo?
Perché intanto sono state accumulate scorte comprate con un prezzo alto delle quali le compagnie non vogliono disfarsi a poco prezzo. A ciò c’è da aggiungere che il prezzo dei trasporti nel frattempo ha subito un rincaro (proprio per l’aumento dei costi dei carburanti) che allunga ancora il tempo di raffreddamento dei costi.
Quindi c’è speculazione?
Nel breve periodo sì: nel senso che le aziende dell’energia ci guadagnano e ottengono profitto dal fatto che anticipano i rincari. Nel lungo periodo però le cose cambiano. Secondo la maggior parte degli economisti che hanno studiato il fenomeno la differenza si attenua tanto che aumenti e cali si vadano poi a compensare nel lungo termine.
Cosa c’entrano le accise?
In Italia il problema è enorme, per un motivo: le accise. Gli ultimi rilevamenti del ministero dell’Ambiente, prima del balzo per la guerra, indicavano che su un litro di benzina gravassero tasse per il 58%, tra il 40% di accise e il 18% di Iva.
Le accise, imposte fisse per litro, posizionano l’Italia al vertice dell’Unione Europea per il diesel e al secondo posto per la benzina, superata solo dai Paesi Bassi.
Fonte TgCom24
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