“Meglio una verità scomoda che il silenzio.”
Caltanissetta 15/07/2026. Attorno a questa massima si dovrebbe fondare il patto sacro tra chi amministra e i cittadini che hanno concesso loro fiducia e rappresentanza.
Invece, davanti al clamore di voci che ormai scuotono la città, assistiamo allo spettacolo deprimente di una politica imbalsamata, incapace di trovare il coraggio di pronunciare una sola parola di verità.
La trasparenza, quella virtù tanto sbandierata e consumata, non è un optional da usare a convenienza, ma il pilastro del rispetto dovuto a una comunità.
Una verità scomoda, per quanto dolorosa o politicamente costosa, offre sempre gli strumenti per elaborare la realtà, affrontare i problemi a viso aperto e assumersi le proprie responsabilità.
Il silenzio, al contrario, somiglia troppo a una fuga o a un rifiuto, e finisce inevitabilmente per alimentare il sospetto, la delusione e insinua il veleno del dubbio.
Non si può nemmeno tirare in ballo la scusa della “comunicazione misurata” o della “prudenza istituzionale”, la verità è che sul tema piscina dal 3 maggio in poi non è stata proferita mezza parola, se non qualche voce che rassicura che in settimana la piscina riaprirà.
Un “ritornello”, questo, che sentiamo ormai da mesi e che ogni volta somiglia a un calmante, ma l’effetto dura poco, perché le settimane passano e la piscina rimane chiusa.
Siamo davanti al vuoto assoluto. E non si può neppure parlare del rischio di “sciacallaggi politici” o di speculazioni tra schieramenti avversari, per il semplice fatto che l’omertà è totale e condivisa, tranne che un comunicato del consigliere Turturici.
Questo silenzio corale e trasversale taglia l’ultimo filo che lega le persone alle istituzioni, perché quando nessuno parla, il vuoto d’informazione spinge inevitabilmente a farsi delle domande. Ci si chiede cosa ci sia davvero da nascondere, quale “disastro” si stia tentando di arginare dietro le porte chiuse e chi si stia cercando disperatamente di salvaguardare.
Sono interrogativi legittimi che i cittadini si pongono ogni giorno di più, mentre il silenzio delle istituzioni diventa sempre più assordante e pesante.
Questo atteggiamento, oltre a offendere l’intelligenza di un’intera comunità, pretendendo di far credere nel “ritornello” o, peggio, far finta di non saperne nulla, quando ormai la realtà è nota persino ai colombi di piazza Garibaldi, distrugge in un colpo solo la credibilità della classe dirigente.
Parliamo di una credibilità faticosamente costruita negli anni attraverso battaglie pubbliche, dichiarazioni altisonanti e fiumi di parole spese in ogni occasione utile per mostrarsi vicini alla gente.
Eppure, davanti al clamoroso stallo che riguarda quella struttura e quel servizio così importante per la cittadinanza, la politica ha preferito ritrarsi a riccio. Si sono chiusi a doppia mandata nel palazzo, sperando che la tempesta passi senza lasciare tracce.
Quale indicibile segreto si sta cercando di proteggere, al punto da rischiare di dilapidare tutto il capitale politico accumulato nel tempo?
Se la politica tutta crede che i cittadini apprezzino questa ostentata “riservatezza”, si sbaglia di grosso.
Le persone pensano, ragionano e, in mancanza di fatti, traggono le conclusioni, anche le peggiori. Questo mutismo non protegge nessuno, ma spiana la strada a congetture devastanti, fino a far ipotizzare una complicità collettiva.
Per dimostrare il contrario basterebbe un gesto banale, convocare una conferenza stampa o inviare un comunicato chiaro. Del resto, sono mezzi che questa classe politica sa usare benissimo e con straordinaria tempestività quando c’è da raccogliere consensi o prendersi meriti.
Il silenzio attuale non è prudenza, è arroganza mascherata da imbarazzo.
Chi siede in consiglio o in giunta non è un novizio della politica e sa perfettamente che questa strategia del deserto informativo è un suicidio d’immagine.
Non si offendano, dunque, se queste parole suonano dure, perché rappresentano solo una minima parte della rabbia e del disincanto che ribollono nelle chat private dei cittadini e siamo certi anche nelle loro.
Stanno giocando una partita pericolosa, per coprire chissà cosa, colpe altrui o calcoli di convenienza, stanno gettando al vento la stima della città faticosamente conquistata con anni di battaglie e sacrifici.
E in politica certi errori si pagano a caro prezzo… e loro lo sanno bene.
Quando poi arriverà il momento di chiedere il voto, nessuno dimenticherà chi ha preferito nascondersi e non rispondere ai cittadini. E allora non provino a lamentarsi dell’astensionismo o del distacco della gente, sono stati loro, con questo silenzio a non dare il buon esempio. Ad Maiora

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