In un mondo ideale, la politica dovrebbe essere l’arte di trovare un equilibrio.
Forze con sensibilità simili dovrebbero unirsi, soprattutto su questioni che toccano il cuore della comunità.
Eppure, ogni giorno assistiamo a un paradosso: alleati “naturali” che si ignorano o coalizioni che si rompono su un singolo argomento, generando un “fuoco amico” che risulta più dannoso di quello del nemico. Per il cittadino, questo comportamento sembra schizofrenico.
Ma dietro a questo caos si cela una fredda logica di sopravvivenza, basata su calcoli ben precisi.
La ragione più immediata è la gestione della visibilità. In politica, non basta fare la cosa giusta; è fondamentale che sia chiaro chi l’ha fatta. Se un partito solleva un tema importante, l’alleato spesso non lo sostiene per non “regalare” consenso al concorrente.
Uniformarsi alle posizioni altrui significa diventare invisibili; per farsi notare dagli elettori, è necessario distinguersi, anche a costo di sabotare una causa di interesse pubblico. Oltre alla comunicazione, ci sono motivi meno nobili.
A volte, il silenzio è una scelta prudente; sostenere battaglie per la trasparenza potrebbe far emergere “scheletri nell’armadio” che molti partiti preferirebbero tenere nascosti. Inoltre, molti evitano di esporsi troppo per non precludersi la possibilità di un futuro “salto della quaglia” verso alleanze più vantaggiose o per non irritare chi in passato ha magari fornito loro qualche piccolo/grande “aiutino”.
Un altro freno è la paura di elezioni anticipate.
Spesso, l’unione sembra più una questione di opportunità che di reale forza, soprattutto quando non c’è un candidato solido o una lista pronta per affrontare nuove elezioni.
In queste situazioni, l’immobilismo diventa una sorta di strategia difensiva, è meglio rimanere al in un clima di tensione costante piuttosto che affrontare un confronto elettorale e rischiare di cedere il potere agli avversari storici.
Questo schema si riflette molto chiaramente nella nostra città. Recentemente, una forza di opposizione ha sollevato pesanti questioni, presentando documenti e denunce in una conferenza stampa ufficiale.
Ma ciò che ha colpito non è stata solo la gravità delle rivelazioni, ma anche il silenzio assordante del resto della minoranza su quanto emerso.
Mentre una parte si esponeva, l’altra ha scelto di rimanere a guardare e in silenzio.
Questa assenza non è “prudenza diplomatica”, ma potrebbe essere interpretato dalla maggioranza che governa come un mesaggio: “Noi non siamo con loro, con noi si può discutere”.
Questo crea nell’elettore un senso di confusione, svuotando di significato le istituzioni, dai Consigli comunali alle commissioni, che vengono sempre più percepite come inefficaci, quasi come teatri dove il copione è già scritto dietro le quinte e che poi bisogna solo metterlo in scena.
Il vero limite di questa “logica del tornaconto” è il pensare che i cittadini non notino le evidenti cuciture di questi giochi di potere.
Ciò che i palazzi considerano “astuzia strategica” viene percepito all’esterno come mancanza di coraggio e tradimento del bene comune.
Ma ecco il paradosso, nel tentativo di non far crescere un alleato ritenuto “troppo attivo”, l’opposizione silente finisce per “suicidarsi politicamente“, anche se per farsi notare si lancia in qualche iniziative, non curante che l’elettore tende a premiare chi con coraggio e in solitaria si espone e a dimenticare chi, per calcolo, paura, tornaconto o altro rimane nell’ombra e in silenzio.
Tuttavia, non è mai troppo tardi per cambiare direzione.
C’è ancora tempo e spazio politico per ritrovare la strada dell’unità, ma questo richiede un salto di qualità etico prima di tutto.
È fondamentale avere il coraggio di mettere da parte interessi personali e ambizioni individuali, concentrandosi esclusivamente sul bene della collettività, che dovrebbe essere la vera guida di ogni azione pubblica.
Uscire dall’ombra del calcolo non è solo un dovere morale, ma rappresenta anche la scelta più lungimirante, poichè i cittadini sanno distinguere tra chi gioca a scacchi con le istituzioni e chi di giocare non gli va proprio.
Un’opposizione unita e coraggiosa, capace di anteporre l’interesse comune ai propri piccoli vantaggi elettorali e non, sarà sicuramente apprezzata e premiata dagli elettori.
La politica, se desidera riacquistare credibilità, deve smettere di dividersi per tattiche e ricominciare a unirsi per una visione condivisa, cominciando ad esempio a chiedere che vengano fornite le risposte alle tante domande poste e che da circa due anni non trovano risposte. Ad Maiora
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