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Il Trionfo dell’etica rovesciata: la Sicilia dei favoritismi, tra scandali, macerie, complici silenti e birilli che iniziano a cadere

Last updated: 10/06/2026 7:52
By Sergio Cirlinci 107 Views 8 Min Read
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La cronaca politica siciliana recente non è più una semplice sequenza di notizie, è il diario di bordo di un vero e proprio naufragio etico.

Quello che si sta consumando sotto la gestione del centrodestra nell’isola è il quadro desolante di un potere sfacciato, vorace e arrogante, piegato prevalentemente a logiche personalistiche e drammaticamente lontano dai bisogni di una cittadinanza stremata.

Dalle inchieste per corruzione ai favoritismi sistemici, la mappa del comando in Sicilia non ha semplicemente smarrito la bussola della legalità e del merito, l’ha praticamente oramai rottamata.

Non siamo di fronte a imperfezioni di percorsoo a singoli casi sporadici, ma a un sistema che saccheggia le risorse pubbliche trasportandole nelle tasche di amici e protetti.

Le indagini sul Cefpas ad esempio e la gestione clientelare di risorse pubbliche, come concorsi, poltrone, nomine ed eventi dimostrano che non sono strumenti per far funzionare meglio i servizi, ma merce di scambio elettorale per perpetuare il proprio potere.

Lo scandaloso capitolo sui contributi pubblici elargiti per concerti, manifestazioni e turismo descrive un vero e proprio “assalto alla diligenza”. Le inchieste che hanno fatto tremare i palazzi della politica a Caltanissetta, come anche nelle province di Palermo, Agrigento e Siracusa svelano la realtà, i soldi che dovrebbero promuovere l’isola, vengono usati come un bancomat privato per finanziare campagne elettorali e oliare clientele.

A fare da perfetto coronamento a questo festival dell’opacità è la racente apertura dell’inchiesta della Procura sul progetto del Ponte sullo Stretto. L’opera della propaganda di governo finisce sotto la lente dei magistrati prima ancora che si sia posta la prima pietra, confermando i dubbi su una filiera decisionale che solleva troppi interrogativi e pochissime garanzie di trasparenza.

A completare questo quadro di “miseria morale” si aggiunge un atteggiamento patriarcale e viscido, emerso in intercettazioni e vicende pubbliche, in cui le donne vengono trattate alla stregua di “veline” da esibire o da piazzare. Una mercificazione squallida che calpesta la dignità professionale delle donne e svela la vera cultura di questa classe politica, un misto di arroganza, sottomissione relazionale e totale disprezzo per il valore del lavoro.

In una società civile, dinanzi a questa palude, la reazione immediata sarebbe una sollevazione morale. In Sicilia, ma anche dalle nostre parti, giusto per non distinguerci, invece, assistiamo a un ribaltamento della realtà viscido e scientifico.

Anziché fare un briciolo di autocritica, i vertici del potere, spalleggiati dai loro fedeli sostenitori, attivano la macchina del fango.

Chiunque osi denunciare, dai politici dell’opposizione, i cronisti che si ostinano a ricordare o sollevare questioni che si preferirebbe nascondere sotto il tappeto, o semplici cittadini, diventano bersagli e vengono linciati mediaticamente, isolati, accusati di “infangare la Sicilia” o di “remare contro la crescita dell’isola”.

Ma è la strategia dei “vigliacchi” quella di distruggere la credibilità di chi racconta il disastro pur di non far guardare ai cittadini lo “scatafascio” che hanno sotto gli occhi.

E’ giusto precisare che chi assiste a tutto questo senza indignarsi non è solo distratto ma è complice. E la difesa cieca di questo sistema si muove su binari ben precisi, tutti ugualmente colpevoli.

C’è chi è affetto da un’assuefazione culturale talmente radicata da considerare questa “melma” come “il normale modo di fare politica”, accettando la sottomissione come un destino inevitabile.

Ci sono poi i “parassiti del sistema”, coloro che vivono o hanno vissuto seguendo questo metodo moralmente condannabile, soggetti che nel clientelismo e nel favoritismo ci sguazzano, pronti a barattare i diritti di tutti con un posto di lavoro o un favore per sé e per i propri familiari.

Infine, ci sono i “talebani” dell’appartenenza politica, cortigiani disposti a difendere l’indifendibile pur di non darla vinta alla parte avversa, anteponendo l’interesse della propria fazione alla decenza e alla verità.

Non è tollerabile alcun barlume di complicità, chi oggi tace o difende questi personaggi sta attivamente scavando la tomba del futuro di questa terra e le conseguenze di questo “cancro politico” non si misurano solo nelle aule di tribunale, ma sulla pelle dei siciliani.

L’insegnamento che questa gente e questa classe dirigente sta dando alle nuove generazioni è devastante, cioè quella di far crescere i figli nella convinzione che il merito, il talento e lo studio non contino nulla e che l’unica via per sopravvivere sia l’inchino al potente di turno. È così che si stronca la speranza e si costringono i giovani migliori a scappare, desertificando l’isola.

Certo, una parte sana esiste, ci sono donne e uomini meritevoli, funzionari onesti che provano a fare il proprio dovere con competenza, ma finché i loro “capi” saranno nominati dalla politica esclusivamente per fedeltà e non per capacità, il risultato sarà sotto gli occhi di tutti.

Non dobbiamo poi stupirci se un ponte crolla una settimana dopo l’inaugurazione, se una strada è dissestata o i rubinetti sono a secco. I disastri infrastrutturali siciliani non sono fatalità: sono i figli legittimi del collasso morale di chi gestisce il potere.

Proprio per evitare di lasciare definitivamente la Sicilia nelle mani di questa “banda Bassotti” della politica, chi ancora resiste deve trovare il supporto feroce e compatto di chi non si piega. È venuto il tempo che la società civile isoli i venditori di fumo i mercanti di voti e chi li sostiene e difende.

Una speranza, seppur amara, oggi c’è. L’azione di pulizia giudiziaria sta finalmente ingranando la marcia giusta. Personaggi che fino a ieri si muovevano come viceré insolenti, considerati intoccabili e protetti da reti di potere che sembravano indistruttibili, stanno venendo giù uno dopo l’altro come birilli al bowling.

La speranza è che la magistratura continui a fare terra bruciata. La Sicilia ha bisogno di una bonifica radicale, perché liberarsi da questa mentalità e da questa gente non è più un’opzione, è una questione di pura sopravvivenza. Ad Maiora

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