Respinto ricorso Avvocatura dello Stato. Sul religioso islamico di Torino pende ordine di espulsione emesso dal ministro dell’Interno Piantedosi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, confermando la decisione della Corte d’appello di Torino dello scorso 21 gennaio: Mohamed Shahin, l’imam di Torino, non deve essere trattenuto nel Cpr.
L’imam era stato destinatario di un decreto di espulsione firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per motivi di “ordine pubblico e sicurezza dello Stato”. Le accuse riguardavano:
–Dichiarazioni pubbliche: Frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Gaza, interpretate come legittimazione degli attacchi del 7 ottobre 2023.
–Sospetta radicalizzazione: Il decreto citava un’inchiesta della Procura di Torino che, tuttavia, risultava già archiviata.
I magistrati della prima sezione penale hanno ribadito un punto cardine del diritto: il “controllo pieno” del giudice ordinario sulla libertà personale.
–Verifica di proporzionalità: Le autorità possono trattenere un richiedente protezione internazionale solo dopo una verifica individuale e rigorosa.
–Autonomia del giudice: Il giudice incaricato della convalida deve valutare autonomamente la reale pericolosità del soggetto, senza limitarsi a recepire passivamente le deduzioni del Ministero.
–Competenze: Mentre il merito del decreto di espulsione spetta al giudice amministrativo, la legittimità della restrizione fisica (il trattenimento) resta sotto la vigilanza del giudice ordinario.
La questione tornerà in aula il prossimo 18 marzo, data in cui la Corte di Caltanissetta sarà chiamata a pronunciarsi nuovamente sulle modalità del trattenimento.
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