Nuovi, pesanti dettagli emergono dall’inchiesta che sta scuotendo il Cefpas (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario), ribattezzato dagli inquirenti un vero e proprio “assumificio” della sanità siciliana. Al centro del sistema clientelare, secondo la Procura nissena, non ci sarebbero state soltanto le assunzioni pilotate per fedeltà politica anziché per merito, ma un vero e proprio meccanismo di “tassazione” interna sugli incarichi assegnati e una rigida spartizione del potere.
L’inchiesta vede tra gli indagati principali il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, ritenuto dai pubblici ministeri il «dominus» assoluto dell’ente sanitario regionale. Accanto a lui, la Procura di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati altre sette persone, tra cui l’ex direttore del centro, Roberto Sanfilippo, accusato di aver letteralmente asservito le proprie funzioni pubbliche ai desiderata del deputato.
Come si legge la vicenda sulle diverse testate il Il terremoto giudiziario ha trovato ampio spazio sia sulla stampa locale che sui media nazionali, ognuno dei quali ha messo in luce sfumature diverse di un sistema che appare sempre più ramificato.
Le cronache locali: Si concentrano sulla fitta rete di scambi di favori sul territorio. I fari sono puntati sul “patto” che ha legato il Cefpas all’Asp di Agrigento: secondo l’accusa, il direttore dell’Asp (anche lui indagato) avrebbe firmato un accordo quadro con il Cefpas per favorire la moglie del deputato Gallo Afflitto (ottenendo in cambio la garanzia politica di mantenere la sua poltrona di direttore generale). Le testate locali sottolineano lo sconcerto per l’uso “privatistico” di un ente che dovrebbe occuparsi della formazione di chi cura i cittadini.
La stampa nazionale: Ne fa una questione politica e strutturale, definendo il Cefpas uno “stipendificio” o “assumificio” a uso e consumo della politica locale. Viene evidenziato il profilo di Gallo Afflitto, descritto come esponente di punta della coalizione d’area. Inoltre, le testate nazionali seguono con attenzione l’iter giudiziario: la Procura ha infatti chiesto l’applicazione di misure cautelari, e l’attenzione è tutta rivolta agli interrogatori di garanzia di fronte al Gip.
I retroscena più controversi fanno emergere i dettagli più pruriginosi delle intercettazioni ambientali della Squadra Mobile. In alcuni filoni d’indagine paralleli legati all’ente, la politica d’opposizione ha persino sollevato il caso di presunti criteri discriminatori basati sull’avvenenza per il reclutamento di alcune collaboratrici, un’accusa che ha scatenato una forte bufera in sede di Assemblea Regionale Siciliana.
Il tassello più sorprendente emerso dagli accertamenti riguarda proprio la gestione economica dei contratti. Nelle registrazioni della polizia, Gallo Afflitto fa esplicito riferimento a una cifra ben precisa: una percentuale che oscilla tra il venti e il trenta per cento.
“Non si esclude, annotano testualmente gli inquirenti nelle carte d’indagine, che possa trattarsi di una percentuale in denaro che viene richiesta ai destinatari degli incarichi sotto forma di compenso”.
Se l’ipotesi investigativa venisse confermata, si passerebbe dal “semplice” nepotismo a un vero e proprio sistema di retrocessione di denaro pubblico, una “tassa” richiesta a chi otteneva il posto di lavoro grazie alla fazione politica dominante.
L’indagine della Polizia tratteggia una gestione del Cefpas in cui le competenze professionali, i curriculum e i titoli di studio passavano completamente in secondo piano. Il requisito fondamentale per lavorare era uno solo: fare parte del “cerchio magico” dei protetti. Gli investigatori hanno documentato come le nomine e gli incarichi venissero decisi di volta in volta consultando dei fogli di carta volanti, dove venivano appuntati a penna i nomi dei segnalati.
Il controllo di questa “mangiatoia” generava però forti tensioni interne per la spartizione delle poltrone e la gestione dei territori, anche con esponenti della stessa area politica. Le microspie della Squadra Mobile hanno infatti intercettato una conversazione emblematica in cui Gallo Afflitto, discutendo animatamente con un suo interlocutore sulla gestione delle assunzioni e sulle dinamiche politiche all’interno della sanità nissena, si scaglia contro il collega di partito e deputato regionale Michele Mancuso, definendolo testualmente “un cretino”. Un insulto che, secondo la ricostruzione degli investigatori, fotografa perfettamente il clima di scontro e l’irritazione del dominus verso chiunque tentasse di interferire o non si allineasse alle logiche del proprio gruppo di potere.
A fare da amplificatore allo scandalo giudiziario è stato il clamoroso filone politico e ispettivo legato alle 75 assunzioni lampo deliberate all’interno dell’ente. Un pacchetto massiccio di contratti e consulenze piovuto dal cielo in pochissimo tempo, che ha spinto le opposizioni all’Ars a presentare durissimi esposti in Procura e a invocare l’intervento della Commissione Antimafia.
Il motivo della protesta è emerso con chiarezza dalle successive verifiche e ispezioni: quel blocco di 75 beneficiari non rappresentava affatto una selezione basata sul merito, bensì l’ennesima applicazione pratica dello schema clientelare. Secondo quanto denunciato nel dibattito d’aula e approfondito dagli ispettori regionali, moltissimi di quei profili sarebbero direttamente riconducibili alla politica locale, trattandosi in gran parte di parenti stretti, coniugi, amici intimi e stretti collaboratori di esponenti politici del territorio.
Per gli inquirenti e per le commissioni ispettive, la vicenda dei 75 rappresenta la prova plastica di un ente pubblico trasformato in uno “stipendificio a conduzione familiare”, utilizzato sistematicamente come bacino di consenso elettorale per alimentare e blindare il “cerchio magico”.
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