La Procura di Roma ha avviato un’indagine giudiziaria in merito alle procedure di controllo sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Le ipotesi di reato formulate dai magistrati capitolini sono corruzione (per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio) e rivelazione del segreto d’ufficio.
Nelle prime ore della mattinata, i carabinieri del ROS hanno eseguito una serie di perquisizioni personali, informatiche e domiciliari tra Roma, Frosinone e la provincia di Reggio Calabria, procedendo al sequestro di documenti e dispositivi elettronici.
Il quadro accusatorio e i tre indagatiAl centro dell’indagine della Procura figurano tre persone che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero agito in concorso per influenzare l’attività di controllo contabile sull’infrastruttura:.
L’ex magistrato, un settantenne, già presidente aggiunto della Corte dei Conti, andato in pensione nel febbraio del 2026.
Il legale: Un avvocato di 71 anni originario della provincia di Reggio Calabria, ex membro del Consiglio di Amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”.
L’imprenditore: Un professionista di 65 anni, originario del reggino ma residente a Roma.
Secondo la tesi della Procura, l’imprenditore e l’ex consigliere della Stretto di Messina avrebbero sollecitato l’allora vertice della Corte dei Conti a intervenire sulle istruttorie e sui controlli di legittimità relativi all’approvazione del progetto definitivo dell’opera.
In cambio dell’interessamento, al magistrato sarebbero stati promessi incarichi istituzionali di rilievo, tra cui la presidenza dell’Antitrust (l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).
L’attività investigativa si concentra sul tentativo di condizionare l’esame di legittimità che l’organo di controllo contabile stava svolgendo sul progetto.
Nei mesi precedenti, infatti, la Corte dei Conti aveva sollevato diversi rilievi critici riguardanti la sostenibilità finanziaria, l’aumento dei costi stimati e le modifiche contrattuali dell’appalto.
L’obiettivo degli indagati, secondo l’accusa, era superare tali rilievi per agevolare l’avanzamento dell’iter.La nota della società “Stretto di Messina”.
L’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha diffuso una nota per ribadire la totale estraneità della struttura rispetto ai fatti contestati:”Abbiamo accolto con sorpresa le notizie sulle indagini. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La società prosegue nel suo impegno con la massima trasparenza, conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti.”
I supporti informatici, i telefoni cellulari e la documentazione cartacea sequestrati dai Carabinieri del ROS sono ora al vaglio degli inquirenti per rintracciare i riscontri probatori necessari a definire le responsabilità dei singoli soggetti coinvolti.
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