Sarà Tajani oggi a illustrare al Parlamento perché l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace in veste di osservatore
Sarà Antonio Tajani oggi a illustrare al Parlamento perché e con quale prospettiva l’Italia parteciperà alla prima riunione giovedì del Board of Peace per Gaza in veste di osservatore. Una scelta che comunque le opposizioni stanno contestando duramente.
Poco meno di un mese fa, davanti al bivio della firma per aderire all’organismo creato da Donald Trump, c’è stato anche un confronto tra Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “massima consonanza” e niente adesione, per l’incompatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione.
Inchino a Trump sul Board. Meloni pronta a umiliare Roma
Secondo la premier, però, autoescludersi da questa iniziativa non è intelligente, e così l’Italia ha accettato l’invito alla prima riunione con lo status di osservatore. Una posizione che contribuisce a isolare Roma dal resto dell’Europa e ad avvicinarla a Paesi autocrati e sovranisti. Finora hanno aderito al Board quasi una trentina di nazioni, dall’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammad bin Salman alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, dall’Argentina di Javier Milei all’Ungheria di Viktor Orban, unico Paese Ue insieme alla Bulgaria.
I big in Europa si sfilano, l’Italia al pari di Romania, Grecia e Cipro
Ottawa, Parigi, Londra, Madrid hanno escluso dall’inizio qualsiasi coinvolgimento, così come Berlino che non entrerà nel Board mentre Mosca al momento resta alla finestra, in attesa di prendere una decisione. Israele ha aderito in extremis e a Washington manderà il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. L’elenco comprende, poi, oltre ovviamente agli Usa, anche Armenia, Azerbaigian, Albania, Bahrein, Bielorussia, Cambogia, El Salvador, Egitto, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Kuwait, Mongolia, Marocco, Pakistan, Paraguay, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam. Oltre all’Italia, anche Romania, Grecia e Cipro saranno presenti come osservatori.
Si smarca anche la Commissione europea
Al ‘Donald J. Trump Institute of Peace’ di Washington giovedì arriverà poi anche la commissaria Ue al Mediterraneo, Dubravka Suica. Ma solo “per le discussioni dedicate al tema di Gaza”, ha spiegato un portavoce della Commissione, confermando che “l’Unione europea non diventerà membro del Board”. Si lavora anche al testo delle comunicazioni di Tajani, che saranno seguite dalla votazione delle risoluzioni, in modo che la maggioranza possa dare il mandato politico all’esecutivo.
Di certo le opposizioni contestano la scelta dell’esecutivo di aderire all’iniziativa di Trump. E da ieri si sono messe al lavoro per poter presentare una risoluzione comune. Al Pd, M5S e Avs si aggiungono anche Azione e Più Europa e forse anche Italia viva. La linea è quella di un ‘No’ deciso a prendere parte, a qualunque titolo, a un organismo che mina alle fondamenta il concetto di multilateralismo e la legittimità delle organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu.
Opposizioni in trincea pronte a risoluzione unitaria in Parlamento
Per il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, “Meloni continua a infangare l’Italia pur di compiacere Washington: dopo avere offerto copertura politica e militare al governo di Netanyahu adesso degrada il nostro paese al ruolo di ‘spettatore’ di un progetto di speculazione immobiliare che non sembra offrire nessuna prospettiva di reale riscatto a una popolazione palestinese martoriata da anni di vessazioni e da ultimo falcidiata da un genocidio”.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, si chiede “fino a che punto Giorgia Meloni vuole umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump”. Secondo Schlein la premier “aggira la Costituzione che parla molto chiaramente del fatto che non possiamo come Italia partecipare a degli organismi sovranazionali non in condizioni di parità”. Per Angelo Bonelli, deputato di Avs, “la presidente del Consiglio ha trasformato l’Italia in un protettorato politico di Trump. Il sostegno alla cultura Maga — che ha alimentato repressione, discriminazioni e una concezione muscolare delle relazioni internazionali — conferma un allineamento che allontana l’Italia dall’Europa e dai principi costituzionali. Chiamatelo il board of the profiteers”.
“L’adesione al Board of Peace di Trump è una prova di debolezza di Giorgia Meloni, che mostra totale mancanza di autonomia strategica e si allinea a Trump, facendo gli interessi degli Usa e non dell’Italia, il cui posto è nell’Unione europea: da premier di un Paese fondatore, Meloni dovrebbe guidare l’Europa insieme agli altri Paesi fondatori e non andare a traino di questa amministrazione americana. Meloni sognava un’Italia ponte con gli Usa, ma si è ridotta a essere un burattino manovrato da Trump”, afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Fonte lanotiziagiornale.it di Raffaella Malito
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